Resistenza

di Camilla Tomassoni “Ilke Bab”

Io l’ho vinta la guerra, ma lei m’ha preso la testa.
Avevo sedici anni, mio padre, mia madre, due fratelli e tre sorelle. Ora ne ho cinquantadue, e sono solo.
Quel giorno hanno detto che la guerra l’avevamo vinta, hanno continuato a dirlo per tutti questi anni, ma io non lo so, non lo so se è vero.
Mi ricordo che avevo le unghie nere, piene di terra, e mi mancavano le mie sorelle e mia madre. L’unico conforto me lo davano la fisarmonica e la menta.
Sono sempre stato strano, fin da bambino, che lavoravo tanto stando zitto e ero l’unico che mio padre accarezzava sulla testa. Perché non facevo mai danni, non facevo rumore, le cose non le rompevo come i miei fratelli, non facevo a botte. A me piaceva il profumo della lavanda e della menta. Finito di lavorare nel campo, quando i miei fratelli si prendevano a sassate e si tiravano i capelli, io cercavo il profumo dell’erba e, quando ne trovavo, raccoglievo la menta e la lavanda e me le sfregavo tra le mani e anche sui vestiti. Poi, silenzioso, mi mettevo vicino a mio nonno, mi mettevo seduto, zitto, e lo guardavo suonare la fisarmonica. Ascoltavo e lo guardavo, zitto. A dieci anni, un bel giorno, ho preso la fisarmonica e l’ho suonata. A forza di ascoltare e guardare, un bel giorno, sapevo suonare la fisarmonica. Quando mio nonno è morto, per una di quelle febbri che né il dottore né gli scongiuri delle donne erano riusciti a guarire, io sono diventato il suonatore di casa mia, erede della fisarmonica di mio nonno e figlio strano che stava zitto a suonare con le mani sfregate di menta e di lavanda.
Quando sono arrivati, la prima volta, pensavo che fossero venuti a ballare. Poi mio padre mi ha fatto cenno di smettere e tutti siamo rimasti fermi sull’aia. Io non capivo, però mi sembrava come se fosse arrivata una fattura, un malocchio grosso, una maledizione del cielo che ci aveva fatto tutti muti e immobili.
Che posso dire di dopo, che mio padre ha parlato ma io non sentivo, io ancora suonavo nella mia testa. Forse è lì che l’ho persa la testa, me l’ha presa quel malocchio più grande di tutto e di tutti.
Siamo partiti, ho portato con me la fisarmonica e lasciato a casa mia madre e le mie sorelle.
Che devo dire di dopo, che siamo stati nascosti, che ho mangiato poco e vomitato molte volte, che ho dormito al freddo e suonato per i miei compagni e per i nostri morti. Che ho odiato e non capito, che ho sperato e avuto paura, ho imparato a cucire la carne viva e a fare le trappole per i tassi. Ho imparato a stare zitto più zitto di quanto non ero già stato. Se ne ho ammazzati? Sì, due ne ho ammazzati, due che si erano addormentati vicino al fosso col fuoco ancora acceso. Gli abbiamo preso le pistole, le cartucce e quel poco da mangiare che avevano negli zaini. Gli ho sputato addosso.
Che devo dire allora, che ho vinto la guerra, ma avevo le mani sporche di terra e non sentivo più la musica. Nelle mie orecchie la musica non c’era più, e non c’è più stata, solo gli spari, i botti, le urla, il rumore dei colpi di pala per sistemare quel mucchio di terra sopra a mio padre.
Abbiamo vinto la guerra dicono, ma io mia madre e le mie sorelle non le ho più ritrovate. Ho camminato tanto dopo, più di quanto un uomo possa camminare in non so quante vite. Mi hanno dato da dormire, chiesto chi ero e battuto la spalla mentre suonavo una fisarmonica che non sentivo più. Io non l’ho più capito il mondo, da quel giorno del malocchio grosso, dal giorno maledetto della fattura, nella mia vita ho visto solo quello, la guerra.
Il resto è stato elemosina, silenzio e strade per camminare. L’odore della menta però, quello sì, quello sì che ho continuato a respirarlo. Ogni mattina, ad ogni boccata d’aria, contro il cielo io non vedo solo l’azzurro, io sento la menta e la lavanda e sopravvivo per quel profumo.
Hanno detto che abbiamo vinto la guerra, che alla fine l’abbiamo vinta noi, ma io non lo so se è vero, io mi sento solo l’ultimo morto non ammazzato.

[Barabba]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

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