Resistere nell’ombra, con Ombra, contro l’ombra

di Fabrizio Gabrielli

Lo so mica, se c’è mai stato un partigiano che si sia scelto come nome di battaglia Ombra.
Sarebbe stato meravijoso, secondo me, come nome, Ombra: viene dal sanscrito abhra, nube gravida d’acqua, anche la controparte anglofona, shadow, che ha la stessa radice di shade, sfumatura, se ti metti a scarafujiare poi lo scopri che viene dal norreno sceadu, che significa oscurità, tenebra, ma anche riparo. Quando il cielo si fa gravido d’ombre, ottenebrato, minaccia pioggia – le nuvole che annunciano la tempesta son sempre nere, e strafottenti – la miglior cosa da fare è cercarsi un riparo, e in quel riparo organizzarsi, farsi comunione, affilare l’acume e le bajonette, resistere. Per reagire.
Perché il momento più bello, quando tutt’attorno è tenebra, lo sai, è quello in cui poi alla fine si diradano, le tenebre.

Mercoledì scorso, ch’era 25 aprile, è successo che mentre i barabbaròli liberavano Rimini con le Mondine di Novi di Modena, ecco, è successo che ioaltro, col nome di battaglia Ombra, insieme all’Anpi e all’associazione 25 Aprile, abbiam liberato Civitavecchia, che di liberarla c’è sempre bisogno.

Giovani, alcuni giovanissimi, ce n’erano a frotte, mercoledì scorso, al Groove: che ti veniva da dirgli, a quei giovanissimi, che poi sono la generazione che pare a tutti massimamente indifferente, dicevo, ti veniva da pisipigliargli che no, non bisogna esserlo, indifferenti, c’è da odiarli, quelli che rimangono indifferenti. C’è da resistere, piuttosto. Schierarsi. Tornare. A farsi. A farci. Partigiani.

E allora, dopo un’introduzione di Simone Cervarelli, emozionatissimo, preparatèrrimo, abbiam letto le Schegge, l’abbiam fatto in maniera molto duepuntozzèro, in ibù, alternandoci così:

  • Virginia che non si muove, di Massimo Santamicone Azael, l’ha letta Fabrizio Ombra Gabrielli
  • Armistizio, di Fabrizio Bicio Chinaglia, invece, l’ha letta Federico Cropani
  • Come giocare la palla, di Fabrizio Tabacchino Gabrielli, l’ha letta lui in persona, Ombra
  • Va là, Tugnino, di Emanuele Van der Gaaz Vannini, l’ha letta Federico Cropani, e infine,
  • Ci vuole del coraggio, di Marco Many Manicardi, l’ha letta ancora una volta Ombra.

Quando poi abbiam terminato di leggere, ed era tutt’un chinchigliare di bicchieri, fuori dal locale, e un darci pacche sulle spalle, e un sorridere, non più adombrati ma fieri, c’è sembrato a tutti, come sospinto dal maestrale, che ci giungessero le voci delle Mondine che intonavano Fischia il vento.
Cessato il vento, calma era la bufera. Potevamo tornare a casa, felici, fieri partigiani. Vittoriosi, perché al fin liberi eravamo.
Con Ombra. Contro l’ombra.

(Le foto sono gentilmente concesse da Enrico Paravani.)

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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