La indescrivibile resistenza di Duilio

di Simone Magnani “Purtroppo”

Il raglio orizzontale di un freno davanti ha tagliato un secondo fa i rumori grigi di campagna, di fosso e di strada. Duilio ha poggiato entrambi i piedi sul sul ciglio della strada. Cinque metri prima dello stop davanti a cui scorre la Strada Statale 12. All’altezza di “Dalla Libera – Arredamenti”, per intenderci. Sulla destra, più in basso rispetto al piano della strada, c’è una lapide bianca. Incastonata in una campagna verde scuro. I fili d’erba che le salgono attorno sembrano volerla inghiottire. Ma finiscono per farla risaltare ancora di più. Ci sono parole troppo solenni incise e evidenziate da una vernice nera, sbavata. Hanno la pesantezza retorica delle frasi copiate senza crederci. Chissà da dove. Il tutto è avvolto nella luce umida di questa mattina di luglio.

Duilio è fermo e la guarda, quella lapide. Ha tutti e due i piedi per terra. E tra le gambe una Graziella rosso-mattone, con l’adesivo che si sta staccando, per colpa del tempo e dell’umidità. Gli stessi due elementi che hanno ridotto così anche le gambe di Duilio. Perché Duilio è del ’10 e fai presto a fare i conti per arrivare ai suoi 75 anni. Oddio: sarebbe anche un’età rispettabile per un contadino della sua generazione, ma tu prova a dirglielo!
Legge, come se fosse la prima volta, le parole “Umbertina” e poi “nazifascisti” e poi “cadde” e subito “vittima”. Perché le altre parole è come se non le vedesse nemmeno, se non avessero sapore. Duilio non la conosceva, conosce la sua storia dalle voci di paese. Che aggiungono una didascalia ad ogni morte, anche meno clamorosa. Duilio non pensa a lei: pensa a quegli anni. Quando poco più che trentenne lo hanno mandato in guerra. Non che di guerra ne abbiano fatta molta, quelli del suo battaglione. Qualcuno dice persino che in Sicilia sono bastate due Jeep di americani, che tutti si sono arresi. Ma la prigionia quella l’ha fatta davvero. In Sicilia, prima. A Racalbuto-Enna, come dice lui. Poi gli inglesi l’hanno portato in bastimento in Africa. E dopo qualche mese in Inghilterra: a “Sottènto”. Che se gli suggerisci “Southampton” si arrabbia, anche se sa che hai ragione. Ma il ricordo è suo. La storia è sua. E tu non devi correggergli neanche la pronuncia. In Inghilterra è stato nei campi di lavoro a fare il contadino. Come a casa. Ma senza una casa in cui tornare la sera. A lavorare e basta. E racconta che poi di notte usciva di nascosto rischiando la pelle, per cercare di prendere una lepre o un coniglio selvatico. Perché Duilio è stato anche un grande cacciatore (come dice lui). E se quando lo dice tu ridi, ti dice “Va’ là stüpid”. Ma lo dice con affetto, e il bastone alzato come se volesse picchiarti, lo sai che è solo una posa. Ma non ti picchierebbe mai. Perché tu, stupido, sei suo nipote. E lui… per te: guai!

E quando gli parlano di Resistenza Duilio scuote la testa. Perché è da prigioniero che ha dovuto resistere. E sulle montagne del modenese non ci è andato mai. Perché non c’era mica tempo per fare la politica. C’era la stalla e c’era la campagna. E il lavoro che aveva iniziato quando era ancora bambino.
Ma anche se non ha studiato tanto, la testa di Duilio è una testa fina. E non serve mica avere fatto le medie per mettere in riga tutti.
E poi quelli che sono andati in montagna avevano le idee chiare. Avevano deciso di rischiare tutto. Ma Duilio non era padrone di niente. E non aveva un tutto da mettere sul piatto.

Questo pensa Duilio, mentre riguarda quella lapide bianca. La sente vicina. Adesso. E vorrebbe avere sulla lingua le parole per raccontarlo, quello che prova, ai suoi nipoti sempre pronti a prendere in giro. Nipoti che se parlano di resistenza stanno solo commentando come allenarsi per diventare forti come Alberto Cova o Orlando Pizzolato o Gelindo Bordin. Resistenza.
Il campanile ha già suonato le undici e mezza ed è ora di tornare a casa. Ché le donne avranno già iniziato a preparare il pranzo. E quando il campanile suona il mezzodì bisogna essere a tavola. Molla il freno davanti della Graziella, che chissà perché aveva tenuto tirato. Cerca un equilibrio che non è più quello naturale di una volta. E, pedalando, riparte.

[PurtroPPo]

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Simone Magnani “Purtroppo”
Nato in Lombardia, si è trasferito nel Lazio per fare lo snob. Pensa che “leggere” non sia solo il contrario di “pesanti”. Il suo fascino è secondo solo alla sua mendacia, quando scrive di sé. Ed è ignorante ma umile. Perché è andato a cercare sul dizionario e si è accorto che non esiste MENDACIA ma MENDACITA’.

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(marco manicardi)
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