E come potevamo noi cantare

di Marianna Sabattini “Marri”

Ve lo dico subito, diciamo che io un nonno non proprio di sinistra negli anni ’40 ce l’avevo. Anzi, dico che io un nonno di destra negli anni ’40 e oggi ce l’ho. È sempre stato così, mi vergognavo. Mi vergogno. E ci metto un po’ a dirlo.
A scuola si parlava della seconda guerra mondiale e: «La settimana prossima chi vuole può portare il nonno a parlarci di quei tempi là» allora io giocavo l’asso di briscola, il mio asso, il mio nonno partigiano. L’altro non contava, l’altro non sarebbe venuto, l’altro non aveva niente da dire o niente che alla fine avremmo voluto sentire. La domanda diretta io non gliel’ho mai fatta, se era fascista non lo volevo neanche sapere, ma forse non lo era, non parlava neanche tedesco. Sì, perché se eri fascista dovevi per forza sapere un po’ di tedesco.
Forse avevo un po’ di confusione in testa, ma come non averne quando da una parte ti insegnavano Bella Ciao, la mia prima canzone imparata tutta d’un fiato, e dall’altra Faccetta Nera? Che io dicevo sempre Feccetta Nera e infatti non avevo mai capito cosa fosse la “feccetta”. Questa me la cantava mio zio per prendermi in giro quando mi arrabbiavo e reagivo, forse un po’ troppo violentemente. Mi diceva anche: «Marianna, ricorda che chi ama la mamma vota la fiamma!» ma sempre dopo il mio rifiuto ad andare con lui alla messa della domenica. Ho sempre detto che mancava solo che mi dicesse che tutti gli zingari sono ladri e le aveva proprio tutte. Non ho dovuto aspettare molto. Sembrava aspettasse la Lega da una vita.
Dell’asso di briscola ne ho parlato tante volte, il mio eroe è lui e quando un eroe ce l’hai negli occhi non te lo levi più. Ma non ho parlato mai dell’altro, dell’altra parte che amo e che ho ancora oggi davanti agli occhi. Allora la domanda alla fine l’ho fatta a mia madre, a lei che se ne vergogna più di me. Ne abbiamo parlato per un po’; lei questo dubbio l’ha sempre avuto e ha cercato di levarselo con domande indirette, ma che miravano sempre più in fondo. Per cinquant’anni.
Mio nonno non era un fascista da manganellate e da imposizioni. Era un ragazzo del Sud, senza un soldo e carabiniere. Due fattori ad alto rischio tendenza destroide: Sud e carabiniere. La storia più vecchia del mondo. Pensavo anche che fosse proprio il suo marcato accento casertano a non permettergli un fluido tedesco, ma questo lo pensavo solo ai tempi del maestro. Allora le cose stavano così: lavoravi per lo Stato, non potevi esprimere le tue opinioni politiche, ma dovevi far rispettare le leggi dello Stato fascista. Lui non si è ribellato, forse alla fine era pure d’accordo, forse neanche ci pensava, perché i bisogni di una famiglia a centinaia di chilometri di distanza erano più importanti e il fascio dava il pane. Un’alternativa c’è sempre, penso io, ma lui non l’ha vista o non l’ha potuta vedere.
Però ai pranzi di famiglia, quando tutti ci ritrovavamo, i miei nonni erano sempre seduti uno accanto all’altro. Di mazzate ne hanno prese, l’uno dall’altro, ma questo era prima. Prima della Liberazione. L’eroe l’ha fatta la Resistenza quella vera, ma la vera liberazione credo l’abbia gustata a quei pranzi. Un pranzo di famiglia seduto a fianco di un carabiniere che a volte porta ancora l’orologio con l’effige del Duce. Se la gustava il carabiniere, a scherzare con chi dai monti non ci stava a cedere allo Stato che dava il pane, poco, ma legnate tante, e allora le legnate le restituiva a chi quello Stato lo rappresentava con la divisa.
Pranzi con nipoti che sanno di uno e dell’altro, frutti della Liberazione.

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Marianna Sabattini “Marri”
Tutte le mattine quando si svegliava aveva l’immagine del Che ai piedi del letto e perciò è diventata una cantante, attrice, atleta, ostetrica, terzomondista, femminista e ricettatrice involontaria di libri rubati dalle biblioteche. Ora che ha trovato un sosia del Che, il poster l’ha tirato giù dal muro e si sente pronta per la Rivoluzione.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2011. Contrassegna il permalink.

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