Dieci lacci colorati

di Camilla Tomassoni “Ilke Bab”

Ho dieci lacci colorati, Iris, dieci, sorella mia cara.

Ieri notte la Gabriella ci ha portato una borsa con il pane, parecchie uova e altre due coperte che ha preso dai Maldaroli, i signori che la tengono a servizio. I lacci erano lì dentro, li ho guardati a lungo, li ho contati e ricontati perché la conta non mi viene più bene come quando ci nascondevamo per giocare. Sull’aia contavo dritto, uno, due, tre, via liscio fino a venti e poi fischiavo – ti ricordi? – per dirvi che iniziavo a cercarvi. Adesso la conta non mi viene più bene come quando stavamo sull’aia, Iris, adesso parto e uno, due, tre, poi la fila dei numeri mi si ferma dentro alla fronte, dietro agli occhi, perché ho nella testa queste immagini, che non le voglio, non le dico mai a nessuno e non le scrivo per scordarmele prima, ma loro arrivano, tra un numero e l’altro, quando conto le canne che metto a bruciare, quando conto i pezzi di pane da dare ai compagni, anche quando prego la Madonna che vi faccia stare bene, che vi faccia mangiare, tra i numeri, tra le preghiere, prima le parole mi andavano via lisce, adesso invece arrivano queste immagini, veloci come i lampi del temporale, e allora mi tocca fermarmi.
Chiudo le palpebre, stringo forte le spalle e i pugni, come quando viene un brivido del freddo, e le mando via; dopo, però, mi resta in testa un po’ di confusione e queste cose che si fanno in lista, contare, fare le preghiere, devo ricominciarle sempre da capo. Comunque ci ho messo un po’, ma alla fine li ho contati tutti e sono dieci, dieci lacci colorati di quelli che ci si legano i capelli. Uno è viola come le susine mature, tre sono bianchi come il latte, tre azzurri come gli occhi della Gabriella, uno blu scuro come la sottana che ti ha fatto zia Marisa, e due sono verdi come il rosmarino quando lo lucida la pioggia. Adesso li ho messi in un sacchetto di carta per non sporcarli con le dita nere e te li tengo da conto, sorella mia, ti piaceranno tanto.
Se non potrò darteli io, te li darà Sandrino, ne sono sicuro. Lui sta bene, stai tranquilla, avrai saputo che l’hanno preso, ma stai tranquilla, Iris: non gli fanno mancare niente, se lo tengono buono per via del canto, me l’ha detto la Gabriella. Lo vestono bene, lo tengono in salute, così canta meglio. Gabriella l’ha sentito a Villa Tramagli e ha detto che sembrava Beniamino Gigli, anche più bello. Lì la casa è ricca, lui canta nel salone, sopra un palchetto, tra le statue e le bandiere, e li incanta tutti quei farabutti, lui canta e loro gli danno da mangiare e gli battono le mani. Appena finisce la guerra vedrai che diventa famoso pure lui, così dopo ti porta a fare le villeggiature e andate in giro per i teatri e con l’automobile. Anche noi qui abbiamo la musica: c’è uno che si è portato dietro la fisarmonica e quando siamo sicuri, di sera, dopo che la collina è stata battuta e i soldati stanno tutti a ubriacarsi dentro alle ville, gli chiediamo di suonare quello che vuole e ci addormentiamo con un po’ di pace.
Non si sa da dove viene, era con suo padre quando l’abbiamo trovato, parla sempre della madre e delle sorelle, dice che le guerre non si vincono, che non le vince mai nessuno, che se ci va bene saremo solo dei morti non ammazzati. Noi lo facciamo parlare, perché si vede che ha patito, poveretto, e che le immagini brutte ce le ha pure lui dentro alla fronte.
Comunque io non lo so Iris, non lo so se è vero, qualche volta mi prende lo scoraggiamento anche a me, però dopo penso a voi, alla Gabriella, a Sandrino, e mi faccio forza, ci metto la speranza, mando via i lampi del temporale che mi fermano le conte e ricomincio, uno, due, tre e alla stessa maniera riprendo le preghiere, finché non m’addormento.

Iris, non ti fare prendere dallo scoraggiamento nemmeno te: questi lacci io te li voglio dare, e vedrai che presto te li do.

[Ilke Bab di mezzanotte]

__________
Camilla Tomassoni “Ilke Bab”
Emiliano-marchigiana, nasce ventotto anni fa ed è tuttora vivente. Misura il tempo su un Pop Swatch del 1988, ha una passione per i brontosauri e sogna di scrivere libretti d’opera.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2011. Contrassegna il permalink.

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