Quattro

di Francesco Laviano “pensieri spettinati”

Uno

C’erano poi le zie, io e i miei cugini le chiamavamo così, le zie, anche se erano le sorelle del nonno, e da quando io mi ricordo, ero bambino, le zie avevano già un’età indecifrabile che le spingeva verso la vecchiaia, e da quando io mi ricordo, ero bambino, avrò avuto dieci anni, le zie quando andavo a trovarle la prima cosa che dicevano, dicevano Vuoi un bicchiere di Vermouth? oppure Prendi un biscotto da quella scatola, solo era vuota, la scatola, per questo mi vien da dire che le zie, quando io ero bambino, avevano già un’età indecifrabile che le spingeva verso la vecchiaia.

Due

Le zie le chiamavamo così anche perché non si erano mai sposate, han sempre vissuto insieme, fino a quell’età indecifrabile che le spingeva sempre più verso la vecchiaia, ma un tempo erano state giovani, le zie, e quando erano state giovani loro c’era la guerra e di cose ne hanno viste durante la guerra e durante quegli ultimi giorni del settembre del quarantatré. Alcune di quelle cose furono costrette, a vederle, come quando furono portate al rettifilo e sulle scale della sede centrale dell’Università c’era l’esecuzione di un giovane marinaio, e dopo essere state costrette a vederle, quelle cose, son state costrette ad applaudire, anche se non volevano. Già allora abitavano al Vomero, le zie, lontano dal mare, lontano da quei trecento metri di costa sgomberati a forza, quando in meno di ventiquattro ore, dal 23 al 24 settembre, oltre duecentomila persone restarono senza tetto, costrette ad andare via, anche se non volevano.

Tre

Se vonno piglià l’uommene, si gridava nei vicoli quando per tutti i maschi fra i diciotto e i trentatré anni arrivò la chiamata al servizio di lavoro obbligatorio, che in pratica, poi, era un modo diverso per dire che c’era una deportazione forzata nei campi di lavoro in Germania, così nei vicoli si gridava Se vonno piglià l’uommene, e si aveva paura, anche.
Alla chiamata risposero solo in centocinquanta, dicevano i tedeschi che ne mancavano altri trentamila, che era un sabotaggio, dicevano, che quelli che non si erano presentati sarebbero stati fucilati dalle ronde, Se vonno piglià l’uommene, si continuava a gridare nei vicoli e la paura si faceva più forte.

Quattro

La lotta iniziò il 27 settembre, Vomero, Capodimonte, Porta Capuana, Montecalvario, Chiaia, Capodichino, tutti si cercava qualcosa, le donne viveri e indumenti, gli uomini armi e munizioni, tutti si cercava di resistere. Per quattro giorni i napoletani imbracciarono le armi, e in strada, a cercare di resistere, c’erano anche gli scugnizzi, che uommene non erano ancora.
Come Gennaro Capuozzo, Gennarino, morto a causa dell’esplosione di una granata, nella battaglia di via Santa Teresa, mentre lanciava bombe a mano contro i carri armati tedeschi. Come Filippo Illuminato e Pasquale Formisano, tredici e diciassette anni, morti correndo verso due autoblindo che da via Chiaia cercavano d’imboccare via Roma.
Si sono presi anche gli scugnizzi, dicevano le zie, si sono presi anche gli scugnizzi, che uommene non erano ancora. O forse sono stati loro, a riprendersi qualcosa, dicevano poi, forse sono stati proprio loro, anche gli scugnizzi, che uommene non erano ancora, a riprendersi una città.
La mattina del primo ottobre i carri armati alleati entrarono in città, Son state solo quattro giornate, mi han detto sempre le zie, quasi a vergognarsi, d’aver fatto così poco.

[8:49 pmPensieri spettinati]

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Francesco Laviano “pensieri spettinati”
Vive a Napoli e lavora in una casa editrice, dove si occupa di contare i numeri di pagina. Ha pubblicato un libro dedicato alla giocoleria e alcuni racconti, ma il suo sogno nel cassetto è scrivere un romanzo che assomigli a una puntata di Jessica Fletcher, dove però non muore nessuno.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2011. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Quattro

  1. Laviano è nu brave guaglione.

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