Allora mi sono fermata e ho smesso per un attimo di fare le solite cose che fanno tutte le donne

di Ludovica Anselmo

In centro a Salonicco ha da poco aperto un nuovo locale, ci sediamo ai tavolini fuori, lungo la via Svolou ché a stare dentro fa troppo caldo, anche se è dicembre, ma è la Grecia e stasera siamo tutti in maniche corte.
Ah, ma qui ci torturavano la gente, fa Iannis mentre legge il menu.
Io sono l’unica a sbarrare gli occhi, tutti gli altri annuiscono, ah già, sì lo sapevo, eh, me lo ricordo, che birra ordiniamo?
Ma… come?
Eh, sì, mi fa Iannis alzando lo sguardo, ci hanno portato anche mia madre, comunista sovversiva di ventidue anni che nascondeva i compagni in casa sua, così una sera la polizia è andata in ospedale dove stava lavorando e l’hanno presa. L’hanno portata qui dove ora noi beviamo le birre belghe a sei euro l’una e siccome era una tosta e i nomi non li voleva fare, allora si sono messi a torturarla. Lo facevano con tutti. Una sua amica l’hanno tenuta a testa in giù fuori da un elicottero e le hanno fatto fare un giro sul golfo termaico per ore, a un altro lo hanno ficcato in un sacco con dieci gatti e tutti, i dieci gatti e l’uomo, sono impazziti. Mia madre invece l’hanno appesa per i polsi per tre giorni come un prosciutto da stagionare, lì, proprio lì, vedi?, dove ora stanno i quadri con i disegni delle birre da tutto il mondo. E laggiù dove stanno i cessi, prima c’era la stanza della sua amica Kikì che anche adesso è la sua amica del cuore, e lei le cantava con la sua voce bellissima le canzoni per farla addormentare.
E poi?
E poi l’hanno tenuta qui due mesi, coi polsi che le ciondolavano come le orecchie di un cocker, diceva lei, e poi l’hanno spedita in una prigione normale. E quando finalmente sono venuti a sapere che fine aveva fatto, mia nonna le ha portato da mangiare un pescione enorme e siccome era scafata, ché già in prigione ci era stata a suo tempo con Metaxas, le aveva infilato nel ventre del pescione una matita e la cartina d’alluminio delle sigarette così si potevano scrivere.
E poi?
E poi l’hanno mandata in esilio a Ikaria dove le cose andavano meglio, anche se le era proibito parlare con gli abitanti dell’isola e d’inverno tirava un vento gelido che fischiava come lo stridere dei gabbiani. Poi la dittatura è finita e mia madre è tornata a casa e ha ripreso a fare le solite cose di sempre, quelle che fanno tutte le donne, lo shopping, la messainpiega, la spesa.
Ma una volta al supermercato ha riconosciuto uno dei suoi torturatori che comprava le melanzane al banco frutta, allora s’è fermata e ha smesso per un attimo di fare le solite cose che fanno tutte le donne.

[GALLIVANT]

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Ludovica Anselmo
Marchigiana, tenta prima la fortuna in Grecia, invece poi apre il blog Gallivant e torna in Italia.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2011. Contrassegna il permalink.

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