Fischia il Veneto

di Mitia Chiarin “fatacarabina”

Durissima fu la repressione degli austriaci: fucilazioni, deportazioni, carcere duro per coloro che erano stati protagonisti di quel periodo, eroico e terribile”. Mi sono andata a rileggere un pochino di storia di quel 27 ottobre 1848, quando, nella sortita dal forte di Marghera, i mestrini cacciarono gli austriaci. Allora, 163 anni fa, quella ribellione che adesso chiamiamo Risorgimento fece l’Italia.
Poi i partigiani che lottarono fino al 1945 fecero la Libertà.

Adesso la smetto con la storia, giuro. Ma bisogna spiegarlo cosa è forte Marghera, dove noi siamo andati l’11 settembre a leggere le Schegge di Liberazione e a raccontare, a mondo nostro, la lotta partigiana.
E mi tocca dirlo che io sono orgogliosa di aver visto tutti gli altri dentro questo posto fantastico che era una fortezza, prima francese, poi austriaca, e adesso è un luogo che tanti mestrini vogliono diventi un nuovo quartiere della città.
È storia di casa mia anche questa. Storia di Terraferma, l’altra faccia di Venezia, la meravigliosa, l’amatissima, quella che ovunque nel mondo conoscono. Anche di qua del ponte, da forte Marghera, siamo Venezia, solo che noi siamo quelli che guardano la laguna e si sono beccati in cambio il polo chimico, le terre inquinate, gli operai morti di tumore. Ma questa è un’altra storia.

Un posto da marziani, mi ha detto un amico mesi fa.
“Come cavolo parlate?”, mi ha detto invece il Many al banchetto, quando sono arrivata. Se la rideva, il Many.  Al bar un signore, mio conterraneo, infastidito da qualcosa, si è sfogato con lui, gli ha parlato per dieci minuti buoni e alla fine gli ha detto: “O no?”.  E il Many mi ha raccontato che gli ha risposto nell’unico modo possibile: “Oh guarda che non ho capito niente, eh. Ché io mica sono di qui”.
E io me la sono immaginata, la faccia del mio concittadino, a quella risposta. Mi sa che il tipo faceva parte del gruppo di quelli che, quando sono arrivata e sono andata a vedermi le ali napoleoniche, si asciugavano dopo un tuffo in canale. Un uomo mi ha spiegato, quasi per scusarsi, che “uno è cascato e ci siamo buttati anche noi, così al massimo ci ammaliamo tutti assieme”.
E giù risate. Ecco, son così i miei concittadini.
Gente che ti manda a cagare e ride. Alla faccia del tinfo tanfo.
Rido anche io.

A noi quando parliamo ci escono un sacco di parole che sono solo nostre. Ci ho pensato passeggiando nei viali del forte con la Galatea e il Prudencio. Noi qua abbiamo persino parole che definiscono odori precisi, che capiamo solo noi: salso, freschin, rumatego. È ovvio che poi passiamo per marziani.
Io ve le dico queste cose perché chi non è stato l’11 settembre al forte di Marghera a MestREsiste dove noi siamo andati a leggere le Schegge, capisca che un reading a volte, è molto di più, semplicemente di più. Sono le emozioni a contare, quelle che dai e soprattutto quelle che prendi. Io ho fatto il carico.

Grushenka felice alle prese con la stecca di fondente di Modica.
Il caldo impressionante, che ci trasforma tutti in magliette zuppe.

Prudencio che sale per primo, legge le FAQ e sembra che stia facendo la cosa più normale, anche quando si accorge che ha invertito le pagine.
Io che devo rompere il ghiaccio e mi viene solo da dire Ciao. Una ragazza seduta in seconda fila, per fortuna, mi sorride e ricambia il saluto.
Luca che va via così sciolto che pare stia bevendo la minerale.
Il Many che legge la Virginia e noi siamo tutti commossi, ancora.
Galatea che ci paralizza con la sua vocina.
Il selvaggio Calamelli che me lo sono immaginato a leggere a piedi nudi, seduto su un albero.
Simone che legge l’Elena come si leggerebbe lei.
E l’Elena che legge la Camilla ed è tutto perfetto.
E infine il Many che racconta del coraggio anche di non aver coraggio.
Bicio e Simone, instancabili e sorridenti come mai.


E poi i sorrisi degli altri ragazzi venuti a vederci, da Astrid al Sergio al Thunalab.
Le risate del Ciccio dei volontari di forte Carpenedo, le belle parole della signora dell’ANPI e di altri che sono venuti a ringraziarci; l’emozione logorroica di Roberto, che ci ha presentato spacciandoci per i migliori blogger italiani (!) e la pacifica serenità di Jacopo, contento delle migliaia di persone passate in due giorni in questa festa di Resistenza e cittadinanza, che ha messo assieme la tradizione dell’ANPI e la freschezza di associazioni come “Luoghi comuni”. E la faccia contenta di Franco che ha fatto il pieno di firme a sostegno di un vero testamento biologico.

Alla fine il sudore ha lasciato il posto alle costicine, al vino rosso e a tantissimi baci e abbracci sinceri.


Emozioni che prendi, emozioni che dai.

[Le storie di Mitia]

(foto di Sara Bonezzi)

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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Una risposta a Fischia il Veneto

  1. Sara Bonezzi ha detto:

    ooooh ma che bello!!!!!

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