Interno notte, esterno giorno, interno anima

di Stefano Pellone “barthleby”

Interno notte

La porta è chiusa, lo so. Ho controllato pochi minuti fa che fosse chiusa. Ma mi alzo lo stesso. È più forte di me. DEVO controllare che sia chiusa. E ora sono sul letto con gli occhi fissi al soffitto e non ho la forza di muovermi, anzi ho tanta paura di alzarmi, di girarmi, anche solo di muovere lo sguardo verso quella dannatissima porta.
E ogni volta è uno sforzo sovrumano volgere lentamente il viso sfidando i miei muscoli del collo tesi fino allo spasimo, controllare con gli occhi sbarrati che la porta sia chiusa, che la maniglia non si muova, che tutto sia tranquillo.
E invece no, non riesco a stare tranquillo: devo per forza lottare contro me stesso e vincere la paura e scendere dal letto, correre verso la porta, controllare che sia chiusa a chiave e tornare verso il letto con il fiatone e con l’angoscia che lentamente abbandona il mio corpo. A volte non riesco nemmeno a tornare sul letto e mi trovano la mattina dopo riverso sul pavimento della stanza, con la mano verso la porta in una posa scomposta, madido di sudore e con il respiro affannoso.

Perché non basta la paura, no, quello è il meno. Il peggio sono gli incubi.
Sono nella mia camera, quella a casa di mio zio, con il grande oleandro che fa ombra nella stanza e che proietta i suoi rami sul muro come un gioco di ombre cinesi, come un messaggio che io non so cogliere.
E quante volte ho fantasticato su quelle ombre, su cosa dicessero, su cosa volessero dirmi. Ora so che erano un avvertimento, che mi dicevano di andare via, di scappare a gambe levate da quella stanza. Ma io non le capivo, non riuscivo a capirle, a dodici anni come si potevano capire?
E nell’incubo sono steso nel letto che guardo le ombre quando…

Esterno giorno

Ommioddio, è venuto di nuovo il dottore. È un ragazzo simpatico, cordiale, parliamo un sacco di natura, di calcio, di moto, di sogni… ha deciso di parlare solo con me dopo il risultato al test di Rorschach: quando ho visto le macchie ho pensato che fossero ombre e ho dato di matto, ho quasi spezzato un polso a un infermiere che cercava di tenermi tranquillo: io non volevo farlo ma DOVEVO scappare, era più forte di me, dovevo andare via da quelle ombre, dall’oleandro, dalla stanza, dalla porta…
Sto divagando, lo so. È che non voglio pensare a quello che mi sta dicendo il medico, non voglio rispondere alle sue domande, non voglio guardarlo negli occhi, non voglio stare qui, voglio tornare a casa, voglio stare con la mia famiglia, voglio vivere una vita normale, voglio avere una ragazza, voglio alzarmi la mattina presto per andare al lavoro, passare otto ore della mia vita nell’officina di Don Ciccio dove da ragazzino andavo per imparare i segreti delle moto, voglio uscire con i miei amici per una partita di calcetto, voglio ubriacarmi e ridere forte di tutto e di tutti…
Ma ora il dottore mi parla, e sento i fantasmi ridere forte nella mia mente, e non li voglio sentire, e vorrei urlare forte forte per mandarli via, e metto le mani sulle orecchie e chiudo gli occhi e comincio a scuotere la testa per cercare di mandarli via ma rimangono dentro, non se ne vanno, e ridono, ridono ridono tanto, sempre più forte, basta basta BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA.

Ma… ma… cos’è successo? Apro gli occhi, mi giro e trovo una persona in camice bianco che mi guarda con uno sguardo strano. Mi chiede come sto. Io rispondo bene… Ma dove sono? Chi è questa gente attorno a me? Il tipo mi continua a guardare, mi chiama per nome, mi chiede se mi ricordo chi sono. Certo che mi ricordo, che domande sono? Perfetto, dice lui. Mi sorride e mi comincia a parlare, mi dice che sono qui perché ho avuto un brutto problema molto tempo fa e che ora stanno tentando di curarmi. Brutto momento? Dico io. Bruttissimo, dice lui. Anzi, mi chiede, ti ricordi niente di una notte in casa di tuo zio? Ci provo, gli dico. Ci penso un attimo, mi sforzo un poco e…

Interno anima

Era dura, in quei giorni. I Nazisti stavano scappando come topi, e ogni giorno dalla radio in casa di mio zio sentivamo i comunicati che dicevano cose in un linguaggio strano, ma vedevo sempre mio zio e mia madre che sorridevano e ridevano ed erano felici e allora lo ero anche io.

Quel pomeriggio zio torna molto preoccupato, con un volto davvero brutto, e mi saluta a malapena e mi chiede di andare a giocare in camera mia che deve parlare con la mamma. Io salgo le scale ma piano e appena non mi vedono mi fermo ad ascoltare, e sento zio che parla con mamma e le dice che i cattivi sono vicino alla casa e che stanno passando di lì e che sarebbe meglio per noi se ce ne andassimo alla svelta verso casa del nonno in montagna, per stare tranquilli, dice lui.
Mamma dice piangendo che non vuole lasciare il nonno e che se non se ne va lui non ce ne andiamo nemmeno noi. Sento il nonno sospirare dopo qualche secondo di silenzio e dire a mamma va bene, partiamo domattina. Mamma piange più forte e non sento più nulla, mi scorgo dalla scala e vedo che il nonno la abbraccia come quando mamma abbraccia me quando mi sono fatto male giocando in giardino.
Quella sera a cena mamma mi dice di mettere a posto tutte le mie cose che domani partiamo per un pochino per andare a casa di nonno in montagna così passiamo una bella vacanza tutti insieme. Io sono felice perché mamma è felice e vedo anche il nonno contento, anche se ogni tanto guarda fuori come se sentisse qualcosa.
Dopo cena do loro il bacio della buona notte e salgo in camera mia e metto a posto tutti i giocattoli prima e poi i vestiti e i miei quaderni e i miei pastelli e alla fine ho uno scatolone bello pieno di colori e una valigia, pronto per partire il giorno dopo.
Mia madre mi urla di andare a dormire, mi corico e aspetto che venga per darmi il bacio della buona notte, entra nella stanza, mi bacia sulla fronte e mi chiude la porta a chiave: strano, non l’ha mai fatto, ma lei dice che è per sicurezza quindi va bene.
Mi stendo nel letto ma non riesco a dormire, e allora guardo il muro e le ombre disegnate dalle foglie del grande oleandro del giardino e mi immagino dentro quelle ombre le fiabe che ogni tanto mi legge nonno, i draghi, le principesse e i cavalieri senza paura che salvano sempre tutto.
…mi sono addormentato ma improvvisamente mi sveglio… era un urlo? Sento la voce di nonno che grida e dei passi sulle scale e sento due colpi forti e sento come qualcosa che rotola per le scale. Sento delle risate di voci che non conosco e sento la voce di mamma che urla e piange e che corre verso la porta della mia stanza e sento qualcosa che sbatte contro la porta e sento mia madre che chiede di non entrare e che avrebbe fatto quello che volevano e sento poi la porta che sbatte contro i cardini, prima casualmente e poi con un ritmo strano, mentre la voce di mia madre cambia di tono, fa dei versi che non ho mai sentito e io chiamo mamma mamma e non mi risponde e allora chiamo più forte mamma mamma e non mi risponde ancora e continua a fare quei versi strani e sento delle risate e delle urla di voci che non conosco e a q u e l p u n t o g r i d o f o r t e m a m m a MAMMA MAMMAAAAAAAAAAAAAAAA

Ma… ma… cos’è successo? Apro gli occhi, mi giro e trovo il dottore che mi guarda con uno sguardo strano e sento i fantasmi ridere forte nella mia mente, e non li voglio sentire, e vorrei urlare forte forte per mandarli via, e metto le mani sulle orecchie e chiudo gli occhi e comincio a scuotere la testa.
Il dottore mi chiede come sto.
Io rispondo che ho mal di testa e che vorrei andare a letto, ma in una stanza dove possa chiudere la porta.
Perché la porta deve essere chiusa.

[la fortuna nella sfortuna]

__________
Stenfano Pellone “barthleby”
Nato a Napoli il 18 aprile 1979 ma residente ora a Bologna, laureato in Controllo di Qualità Alimentare, chimico di professione e sognatore per diletto. Scrive poesie, crea giochi enigmistici, collabora con alcune riviste musicali, cerca di non far saltare in aria niente e si gode la campagna felsinea (quando ha del tempo libero).

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in outtakes. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...