La medicina ha sempre dei risvolti interessanti

di GiuliaCaterina

Ho ancora una foto di mio nonno, insieme a tutti i suoi compagni di Università. Una foto seppiata, con macchie color caramello causate dal tempo e dall’incuria, con quei visi giovani che il grigiastro della pellicola e le buffe pettinature rendono terribilmente vecchi, distanti.
Occupa una paginetta, tante piccole fototessere sorridenti, una accanto all’altra, all’epoca si usava fare questi papiri commemorativi di chi sopravviveva e arrivava alla laurea. Ci saranno circa sessanta persone, non ci metti molto a guardarli tutti. Ai tempi, l’Università era per pochi, figuriamoci la facoltà di Medicina. Ci sono tre ragazze, che sorridono tremanti. Adesso ci sono centocinquanta persone ammesse ogni anno e circa il sessanta per cento, se non di più, sono femmine. I tempi cambiano, le professioni anche.
Lui, mio nonno materno, frequentava i primi anni (sicuramente con più profitto di come avrei fatto io eoni dopo) quando avvenne questa seccatura che rastrellavano i ventenni per mandarli, in amicizia, a firmare per la Repubblica di Salò.

A volte, nella vita, l’importante è avere un fratello grande. Il quale si materializzò un giorno, prese mio nonno che era sepolto tra i libri e decisero di comune accordo che sì, non vi era alcun problema, loro firmavano e sarebbero andati a combattere per il Duce, che lor signori non si innervosissero. Abbiamo solo una cosa da fare, guardate, verremmo anche subito ma purtroppo, vedete, c’è un piccolo impedimento. Con un lampo di genio, mio nonno si fece operare d’appendicite. In un piccolo ospedale di provincia, nel paesello dove era nato e cresciuto, adeso alle Montagne, a quelle montagne invalicabili di cui non si vedeva la fine, e se la vedevi, mi sa che eri in Francia.
Mi chiedo ancora adesso chi sia stato il chirurgo che l’ha operato, che ha affondato il bisturi in una carne perfettamente sana. Chi l’anestesista, chi la suora (sicuramente era una suora, a quei tempi gli ospedali ne erano pregni) che ha cambiato la medicazione nei giorni seguenti.
Ovviamente, mio nonno era sano come un pesce. La sua appendice pure, ma non penso che ne abbia sentito la mancanza. Ai tempi non si sapeva manco a cosa servisse, si ipotizzava della fisiologia fantasiosa. Adesso ne sappiamo un po’ di più, ci sono un sacco di teorie interessanti sulla sua funzione di filtro linfatico, ma diciamo che non è proprio indispensabile.
Mi piacerebbe sapere se mio nonno, da studente provetto avesse finto fantomatici dolori addominali o se il chirurgo fosse invece connivente e abbia allegramente deciso che, in un mondo irrimediabilmente malato, si poteva, per una buona causa, recidere una parte sana.
Finita la convalescenza, il mio nonno fasciato e il provvido fratello grande scomparirono in montagna, beffando per la seconda volta gerarchi, nazisti e chi per loro si occupava di trovare giovani pronti al macello.
Da qui i racconti sono vaghi, in famiglia non se n’è mai parlato. Si narra di grandi fughe all’apparire di minacciosi nazisti, di mera sopravvivenza, di arti congelati per il freddo. Chi è nato in montagna lo sa, che sono posti dove puoi nasconderti, dove è così difficile trovare cibo e riparo ma in cui diventerai facilmente un fantasma imprendibile. I torrenti, le malghe, i boschi, e una banda di ragazzi armati di fucili, probabilmente tra lo spaventato e l’incoscienza pura. Chissà se le prime notti gli prudevano i punti di sutura, a mio nonno, se riusciva a prendere sonno. Il tessuto cicatriziale genera un prurito insopportabile già normalmente, figuriamoci mentre sei in fuga, non ti puoi lavare e dormi sulle rocce e nei fienili.

Come è andata a finire, lo sapete tutti. Gli americani, Piazzale Loreto, il Giappone che si arrende, la Liberazione. Mio nonno, nonostante una piccola seccatura come la Seconda Guerra Mondiale gli si sia parata davanti, si è comunque alla fine laureato in Medicina, in tempi molto più brevi dei miei, che non ho neanche un conflitto mondiale da addurre come scusa.
Ha fatto il medico della mutua, come si diceva all’epoca, per tutta la vita. Il medico di montagna, che andava visitare gente che abitava in posti in cui era stupefacente ci fosse l’acqua calda, figuriamoci un medico a domicilio. Ha curato morsi di vipera, fatto nascere neonati, medicato strane ferite, influenze perniciose, faringiti, epidemie di morbillo, giorno dopo giorno.
Ha tirato su tre figli, di cui ovviamente il maschio ha intrapreso una brillante carriera medicale, con più specializzazioni che dita dei piedi. Ha allevato cani da caccia, si è totalmente disinteressato di politica, ha fatto liquori con le erbe trovate in giro per i sentieri, è stato un padre autoritario, un marito tirannico, un nonno amorevole, insomma tutto nella norma per l’epoca. Una vita abbastanza sui generis, che sarebbe stata ancora più comune senza quella deviazione della storia che lo portò su una montagna, a cercare in contemporanea di rimanere vivo e di eliminare i “parassiti” dai suoi monti, senza neanche del Combantrin a portata di mano.

Quando è morto, per un infarto, sono certa che ha diagnosticato perfettamente quello che gli stava succedendo. Chissà che cosa ha pensato, che cosa ha ricordato negli ultimi istanti. Non lo saprò mai, esattamente come non sentirò mai i suoi racconti da partigiano, né come si distingue ad occhio un eczema seborroico o si riconosce la scabbia, nozioni che, mannaggia, adesso mi sarebbero anche utili. Mi sono rimasti solo vecchi tomi di medicina, ormai superati e inutili.
Sono convinta che se la guerra la fanno i vincitori, di fronte alla morte siamo comunque tutti vinti.
Mi piace pensare però, che le dimensioni della sconfitta siano variabili e, a seconda di ciò che si è fatto in vita, ci si senta un pochino meno perdenti, anche se ci si arriva con un pezzettino d’intestino crasso in meno.

__________
GiuliaCaterina
Crede di essere un gatto antropomorfo. Ha una spiccata dipendenza verso il gelato al pistacchio e i cappelli a tuba.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in outtakes. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...