Polvere

di Gaspare Bitetto “waxen”

– “Cos’è questo rumore, mamma?”
– “Sono tuoni, forse sta iniziando a piovere.”

Francesca se ne stava accucciata a terra, in un angolo della camera da letto, con in braccio il suo bambino di cinque anni. Bisognava restare calmi, aspettare che tutto fosse finito, farsi coraggio. Bisognava resistere ancora, e sperare.

– “Io ho paura dei tuoni, mamma.”
– “Non devi avere paura, ci sono io.”
– “Però fanno tanto rumore.”
– “Tu non starli a sentire, vedrai che smetteranno.”
– “Possiamo accendere la luce?”
– “No, la luce non c’è.”
– “E dov’è andata?”
– “Si è nascosta, come tutte le notti.”
– “E se la trovo, viene fuori?”
– “Magari non vuole essere disturbata, lasciamola riposare.”

Il rombo degli aeroplani si faceva sempre più forte. Presto le esplosioni iniziarono ad avvicinarsi, scuotendo i vetri e facendo ondeggiare il pavimento.

– “E se uno di questi fulmini ci cade addosso, mamma?”
– “Abbiamo le finestre chiuse, non può entrare in casa.”
– “E se riesce a infilarsi in una fessura?”
– “I fulmini non sono così intelligenti.”
– “No?”
– “No, i fulmini non sono per niente intelligenti.”
– “Magari questi sì.”
– “Anche tu sei intelligente, ma non riesci a passare in mezzo alle fessure. Pensi che un fulmine qualunque possa essere più intelligente di te?”
– “No, io sono più intelligente dei fulmini, vuoi vedere?”
– “Vieni qui, restiamo vicini, me lo mostri un’altra volta”.

I boati si susseguivano rapidamente. Fuori dalla finestra, le fiamme riverberavano all’orizzonte.

– “Vogliamo provare a dormire un po’?”
– “Sì, nel lettino!”
– “No, qui con mamma.”
– “Sul pavimento?”
– “Sì.”
– “Perché vuoi dormire per terra?”
– “Perché è più fresco, non senti?”
– “Ma il pavimento è duro.”
– “Ti tengo in braccio io, ti va?”
– “Me la canti una ninna nanna?”
– “Certo. Tu, però, chiudi gli occhi.”

Il bambino chiuse gli occhi e si lasciò andare ad un sorriso pieno di sicurezza. Era bello stare tra le lunghe braccia di mamma, al riparo da ogni pericolo.
La madre intonò una dolcissima ninna nanna, a bassa voce, colmando la stanza di una melodia così avvolgente che, alle orecchie del bambino, nessun rumore esisteva più.
Così, il bambino si addormentò.
Così, Francesca, esausta, si lasciò andare ad un lungo e silenzioso pianto:

I cieli piangono
e in lontananza
bagliori vividi
si contrappongono
al nero livido
di questa stanza.

Gli ordigni esplodono
sui nostri tetti
e non permettono
che i nostri piccoli
si mettan comodi
nei loro letti.

Così deflagrano
con echi sordi
le bombe a grappolo
che brucian polveri
sui nostri poveri
e bei ricordi.

Ben costringendoci
a ricordare
quel vecchio monito
per cui siam polvere
ed alla polvere
dobbiam tornare.

[Waxen]

__________
Gaspare Bitetto “waxen”
Incrocio ideale tra uno scottish fold e un japanese bobtail. Vive a Roma, presso i ruderi di Torre Argentina, e da anni è sponsor ufficiale delle vacanze del suo psicanalista. Nel tempo libero sbadiglia, colonizza poltrone e, quando ha voglia, si lascia anche accarezzare un po’.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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