25 aprile, trattoria Garibaldi

di Claudia Fenzi “Skiribilla” e Emanuele Galli “LoSciur”

C: Ciao, è libero questo posto? Posso sedermi?
E: Sì, non c’è problema, sono qui da solo.
C: Scusa se ti faccio condividere il tavolo con una sconosciuta, ma è l’unico posto non occupato di tutta la trattoria.
E: Non ti preoccupare, il 25 Aprile qua succede spesso di aggregarsi come capita, si riempie sempre di persone
C: Ah sì? Io ho deciso all’ultimo momento di venire qui oggi. Il nome mi è familiare da anni, ma non ci ero mai passata.
E: Di dove sei?
C: Di Bologna, tu?
E: Sono di qua vicino, di Como. Non immaginavo che la trattoria “Garibaldi” fosse famosa anche a Bologna.
C: In effetti non lo è: la conosco perché me ne ha parlato una sorella di mia nonna che faceva la staffetta partigiana verso la Valtellina e che qui dentro si fermava spesso.
E: Ah, ecco. Ci sono molte persone che vengono a vedere com’è perché qualche parente che stava nella Resistenza gliene ha parlato. Però da Bologna sei la prima che incontro, è tutta gente dei dintorni di solito.
C: Una sorella di mia nonna, l’Edvige, era venuta ad abitare da queste parti quando si è sposata ed è rimasta qui finché suo marito non è morto.
E: Io invece ho una cugina di mio padre che era staffetta: lei però prendeva gli ordini qui e andava verso Como.
C: Quindi tu ci vieni spesso?
E: Non molto, a dire il vero. Il 25 Aprile comunque sì, tutti gli anni da qualche anno. Ci son venuto una volta per curiosità e m’è piaciuto come festeggiano, così ho cominciato a tornarci: incontro sempre qualcuno che mi racconta qualche episodio che non conoscevo.
C: In effetti per quanto uno possa averne ascoltati, di episodi, ce n’è sempre qualcuno mai sentito prima, capita spesso anche a me.
E: Sarà perché la guerra di liberazione ha coinvolto tutti, anche se non sembra. Poi, beh, da questa trattoria c’è passata moltissima gente, perché era il punto di riferimento di tutti i partigiani che stavano sui monti lombardi. Da qui partiva un po’ di tutto, informazioni e ordini ma anche pane e vestiti, per dire.
C: Sai, i racconti che preferisco sono quelli delle persone comuni. Ti fanno capire come potesse essere quasi naturale diventare antifascisti, con le enormi ingiustizie che ogni giorno avevi sotto gli occhi e che vivevi in prima persona, no?
E: Sì, è vero. Mi hanno raccontato di gente picchiata e gente che scappava, di militari che chiedevano aiuto per disertare e nascondersi, loro che dovevano essere i primi a credere nel fascismo.
C: E anche di come ci fosse poco tempo per riflettere sul da farsi: il giorno prima intuivi che era il momento di fare qualcosa e il giorno dopo eri già staffetta.
E: La cugina di mio padre, si chiama Carla, è diventata staffetta quasi per caso, per sostituire la sorella maggiore, che ormai era sospettata dai fascisti. Mi è rimasto molto impresso il suo racconto di una retata che i fascisti hanno fatto qui in paese.
C: Cioè?
E: Hanno portato via tutti e li hanno picchiati a calci e pugni per una notte intera, poveretti. E quando Carla è andata a cercare il padre, non l’ha nemmeno riconosciuto, quando l’ha visto. Nel giro di una notte era diventato un vecchietto curvo, coi capelli bianchi, che camminava a stento. Non riesco a credere che si possa picchiare così tanto una persona da farla invecchiare di vent’anni in una notte.
C: Pazzesco, davvero. Edvige invece ha cominciato dopo aver incontrato una partigiana in treno. Si guardavano ed è bastato un semplice “Lei è di Milano?” “No, di Como” “Vengo a trovarla?” “Venga”. Ha scelto Lina come nome in codice.
E: E poi faceva la staffetta verso la Valtellina, hai detto.
C: Esatto. E anche lì i fascisti hanno fatto dei terribili rastrellamenti. Pensa che una volta i tedeschi hanno mandato sui monti persino dei soldati mongoli.
E: L’ho sentito dire ma ho mai saputo i particolari.
C: Beh, quella volta i partigiani hanno avuto la peggio nello scontro a fuoco e parte di quelli che non sono morti mentre cercavano di scappare sono stati presi e fucilati subito nella piazza principale, mentre altri sono stati deportati in Germania. Hanno ucciso anche civili e bambini, pensa te, e hanno bruciato e saccheggiato le case. La Lina è sopravvissuta solo perché è riuscita a nascondersi sotto un mucchio di fieno e a restare immobile tutto il tempo. È tremendo, sono cose che non ti puoi dimenticare.
E: Senz’altro. Sono cose che ti fanno capire l’importanza di quello che stai facendo e come sia inevitabile correre dei grossi rischi se vuoi davvero cambiare le cose. Qualcuno aveva il gusto e l’entusiasmo per l’avventura ma non era una cosa comune: sapevano tutti che se fossero stati presi li avrebbero interrogati e picchiati senza pietà.
C: E nonostante questo non rinunciavano, facevano ugualmente le cose più pericolose senza tirarsi indietro.
E: Proprio così. Non rinunciare mai era davvero il segreto della loro forza. Carla ha viaggiato spesso vicino ai tedeschi e ai fascisti con la sua borsa da staffetta, quella con il doppio fondo, semplicemente facendo finta di niente, senza stratagemmi particolari. Una volta è entrata addirittura in carcere: aveva un pacchetto da consegnare al padre che era in galera e c’è riuscita semplicemente seguendolo, mentre lo spostavano, ha fatto l’ostinata che seguiva il padre per salutarlo e alla fine li hanno fatti stare qualche minuto in una stanza da soli.
C: Quelle ragazze avevano un gran fegato. Lina mi raccontò anche di una volta in cui venne fermata dai fascisti mentre saliva i monti verso un gruppo di partigiani. Mostrò il lasciapassare, che andava bene, ma le chiesero anche la carta d’identità su cui invece trovarono da ridire perché il fascio littorio stampato sopra era coperto da un francobollo.
E: Eh, una roba oltraggiosa, figuriamoci.
C: Ohi, come no! Gliela presero, urlandole che era un’antifascista che andava dai partigiani e che l’avrebbero portata in caserma. Iniziarono a trascinarla mentre lei si dimenava ma proprio allora un cane lupo che era lì vicino corse verso di loro avventandosi contro i fascisti e cogliendoli di sorpresa, uno di questi lasciò cadere la carta d’identità per terra, Lina la prese di corsa e scappò via velocissima. Le spararono addosso ma non la colpirono, per fortuna.
E: Davvero fortunata, meno male!
C: Se l’è proprio cavata per un pelo.
E: Ecco il cameriere per le ordinazioni.
C: Grande, però dammi una mano, consigliami tu qualcosa, ché i vostri piatti tipici non li conosco proprio.
E: Sì sì, volentieri, lo conosco a memoria il menù, ci sono un paio di cose che devi provare per forza.
C: Benissimo, mi fido. Poi dopo aver ordinato ti racconto di quella volta in cui quasi andò a fuoco la cucina di questa trattoria. La sai già?
E: Di quella storia ne esisteranno mille versioni: sono proprio curioso di sentire anche la tua.

[Skiribilla e impropriaMente]

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Claudia Fenzi “Skiribilla”
Il suo mondo ideale è pieno di fumetti di qualsiasi tipo, di illustrazioni e di belle foto. ha aperto il suo block-notes/tumblr appunto per farne indigestione. Pensa che le collaborazioni siano una cosa bella bella.

Emanuele Galli “LoSciur”
Nato e cresciuto a Como, mitiga il suo irrequieto spirito lacustre con esperienze folli come stringere amicizie al di sotto del Po, andare per deserti o aprire un Tumblr e chiamarlo impropriaMente.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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