Cara Mara

di Jessica Carrieri “Iskah”

Domani occupiamo le fabbriche e la notte ci restituisce già i primi albori, quasi volesse renderci orfani in fretta di questa attesa. Le ore ci passano in rassegna chiamandoci per nome, uno per uno, perché il momento è di quelli importanti e lo sentiamo nelle gambe che faticano a star ferme anche quando sono stanche. Lo sentiamo nello stomaco, nel suo vuoto, nell’eco di ogni parola che lo sazia. Lo sentiamo nell’aria ferrosa che nasconde la luna, nell’umidità di questo bosco che ci ha fatto da letto, nel profilo della montagna che ci ha offerto ricovero. I sensi sono accesi, i compagni qui accanto a me.
Oggi al torrente ho lavato il mio fazzoletto rosso, ci sono macchie che non vengono più via. L’ho steso al sole per farlo asciugare senza pieghe, ora è tiepido e morbido, come una carezza.
Scrivo ogni giorno sul quaderno che mi hai regalato. Scrivo soprattutto quando gli altri si addormentano anche se mi sembra che qui non dorma mai nessuno. Scrivo di come abbiamo passato questo tempo sospeso, questo tempo che è un’attesa di pace. Scrivo per ricordare ogni singolo evento che ci ha portato fino a questa notte, ogni passo fatto insieme, ogni piccolo traguardo raggiunto nel fraterno sodalizio di terra e sangue. Scrivo per ricordare quanto siamo stanchi questa notte e quanto siamo pronti a riprenderci domani la nostra città e le nostre officine.
Non mi importa di dormire, la notte è l’unico momento in cui le parole possono volare libere e attraversarci. E poi di notte posso guardare i volti dei miei compagni, essere fiero di loro, soffermarmi sulle loro smorfie e cercare conforto nei loro occhi. Lorenzo, sai, ha corso molti pericoli e le sue spalle sono diventate ricurve a forza di trasportare posta e libri e parole a cui aggrapparci. Lui e il comandante leggono spesso di notte. Siedono l’uno accanto all’altro, ci fanno un cenno e poi Lorenzo legge ad alta voce, scandendo ogni singola parola perché ci arrivi bene il suo significato.
Annoto velocemente quando Lorenzo legge i suoi poeti preferiti. Poi, come d’abitudine, si interrompe e con occhi impazienti si rivolge a ognuno di noi cercandoci con lo sguardo mentre ci dedica una delle sue riflessioni prima di chiudere il libro, lentamente, con la punta delle dita: «La parola è potente, a volte come un’arma. La parola deve schierarsi, compromettere, tagliare, ferire, lenire, mangiare, ma mai, in ogni caso, essere neutra. Se volete giudicare l’uomo, il soldato, il poeta, fatelo dalla sua parola che è come una promessa ma non giudicate mai nessuno dalle opinioni altrui, non peccate di accondiscendente superficialità perché esercitare la propria libertà significa anche questo compagni: avere e pretendere la possibilità di andare all’origine del pensiero, laddove si mischia la parola con la carne, senza filtri».
Oggi è l’ultima notte che passiamo qui, Lorenzo ci legge cose di un poeta che non conosco e trema quando legge i suoi versi. Forse trema perché sa che è l’ultima notte che legge per noi e fra qualche ora ci saluteremo. Noi lo ascoltiamo in silenzio mentre conclude la sua lettura in piedi, accompagnando la voce ferma con gesti ampi della mano, quasi a voler spingere quelle parole verso di noi:

«…e starò contro ai tristi facitori
di leggi che vi affamano;
sarà l’anima vostra che grida, rampogna e condanna;
e darò tutto il sangue in contro ai privilegi,
alle carceri orrende, alle guerre, alle stragi…
per Sol dell’avvenire…»

Cara sposa è l’ora dei saluti. Tu mi sei accanto da quando bimbetti rubavamo le noci nel campo di sor Augusto. Ti amo da allora, ti amo da sempre perché sei una donna libera, perché sei la mia donna libera. Lorenzo rimarrà qui, è il più giovane di noi e gli abbiamo affidato i nostri saluti e i nostri oggetti. Ti porterà questa lettera e il quaderno avvolti nel mio fazzoletto. Quando lo vedrai abbraccialo, accoglilo come hai fatto con gli altri compagni.
Io tornerò per starti accanto e vivremo di nuovo insieme nella nostra terra, libera, perché ha saputo resistere. Come il nostro amore.
Ma se dovessi tardare, Mara, non disperarti. Leggi il quaderno ai nostri figli, ai nipoti e agli amici perché si conosca la nostra storia, perché si sappia che questa è la mia voce e che la mia parola è di parte come me che sono partigiano.

Ti abbraccio compagna di tutta una vita.
Giuliano

[Lo sguardo di Iskah]

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Jessica Carrieri “Iskah”
Pugliese che si ostina a ripetere sempre gli stessi errori, ma lo fa in maniera creativa. Vive a Roma, ama le parole e il vino rosso. Quando a scuola hanno spiegato le frazioni, lei era assente. Scrive anche per (r)esistere.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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