Dialogo tra una tredicenne e suo zio

di Beatrice Gagliardini “Bea” e Andrea Bentivoglio “benty”

– Allora, c’è Alessio della terza D, che ci fa veramente ammazzare dalle risate.
– Perché, che fa?
– Ci abbiamo questa statua fuori dalla scuola che ha un braccio teso in avanti e lui, tutte le mattine, si ferma proprio di fronte, fa il saluto fascista e dice VIVA MUSSOLINI! VIVA IL FASCIO! IL DUCE ERA IL MEGLIO DI TUTTI!, e noi giù, tutti a ridere. Che scemo!

Ecco, a quel punto, mio zio, che è una persona che a dire la verità non ha moltissimo senso dell’umorismo (per dire: non gli fa ridere nemmeno Zelig, che davvero uno non capisce come sia possibile), mi ha attaccato una pizza insostenibile sul fascismo, e l’antifascismo, e la resistenza, e i partigiani, e il nonno di mio nonno e l’importanza della memoria. Due palle!
Intanto, penso io, se la memoria fosse davvero così importante dovresti ricordarti di quante volte mi hai già fatto ‘sto discorso e quindi forse dovresti iniziare a usare la tua di memoria per ricordarti di prendere le pillole per l’Alzheimer.
Poi davvero non capisco che c’entro io con tutte queste cose: io ho tredici anni. Siamo nel 2011. Voglio solo andare a fare un giro per il corso il sabato pomeriggio, guardare la tele quando c’è Colorado Caffè, stare un po’ su facebook e sperare di non essere interrogata domani a matematica. Non è che chiedo tantissimo.
Cioè, questo mi parla di assalti ai treni ad Albacina; di dottori fabrianesi che si chiamano come un ospedale, morti ammazzati dai fascisti perché non erano tanto d’accordo; di bande dai nomi di animali, formate da ragazzi che salivano sui monti con i fucili, proprio dove io vado a fare passeggiate con mio papà; di campi di concentramento vicino a Porta Pisana, dove ora ci sono alberghi a tre stelle e più su c’è un kebab. Dice che questi partigiani combattevano per la libertà. Ma io oggi sono libera, a parte i compiti d’inglese e quella pallosa di mia madre che non mi ha ancora messo l’ADSL a casa. Ecco, non sono mica tanto libera di stare su MSN, a dire il vero. Ma non per questo prendo il fucile, anche se quasi quasi… Mi pare tutta preistoria.

– Scusa ma allora non hai sentito parlare di quello che è successo a Jacopo, proprio qui a Fabriano l’anno scorso?
– No, chi è Jacopo?
– È un ragazzo, ci avrà cinque o sei anni più di te.
– E allora? Che gli è successo?
– Beh, c’era il Palio a Fabriano, verso fine giugno, no?
– Sì, lo so, c’è sempre il Palio a Fabriano a fine giugno. Insomma?
– Eh, siccome aveva una maglietta sbagliata i fascisti l’hanno preso in otto, otto contro uno solo, e gli hanno menato.
– Beh certo, se erano fascisti di quelli di cui parli tu tutte le volte ormai avranno avuto novanta anni l’uno. Con uno di diciott’anni ce ne vogliono almeno otto, sennò quando lo acchiappano?! Quello corre, scappa.
– No cara. Questi erano dei ragazzi della stessa età più o meno. Diciamo dei giovani fascisti.
– Cos’aveva quella t-shirt che non andava, non capisco?
– Eh, c’era un’immagine che per loro non andava bene. Gli menavano e lo insultavano, gli dicevano “Comunista di merda, così impari a metterti la maglietta di Che Guevara, adesso urla ‘viva il Duce!’
– Ah, come Alessio!
– Eh, infatti. Lo vedi che non fa tanto ridere?
– Ma io pensavo che erano storie finite, di un sacco di tempo fa, del nonno di mio nonno.
– Eh, vedi, tanto finite non sono, quindi.
– E questo Jacopo allora che ha fatto?
– Niente. È tornato a casa, ha finito di studiare per gli esami di maturità, poi quando su facebook gli amici suoi dicevano di andare a cercare tutti insieme quei fascisti per menarli ha detto che invece secondo lui era meglio di no.
– Eh embè, bravo, certo. Ma questo che c’entra con la resistenza, con la memoria, con i partigiani, scusa?
– Secondo me un po’ c’entra. Se uno si dimentica di quelle storie, che sono successe anche qui a Fabriano tanti anni fa, allora ecco quello che succede. Succede che ritornano.
– Tu dici? Sarà… però ammazza quanto sei pesante zio. Peggio della prof di Storia!
– Eh, forse saranno più divertenti Zelig e Alessio che dice “Viva il Duce”?
– Beh, dai. Alessio forse no. Ma Zelig di sicuro.

[Tragedie grecheAssociazione iKarìa]

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Beatrice Gagliardini “Bea”
Non ci ha alcun blog, non ci ha nemmeno 14 anni, legge libri compulsivamente, vanta la stesura del libro numero 8 di Harry Potter e un paio di saghe vampiresche ben chiuse nel cassetto. Odia Justin Bieber e questo le fa onore. Ama Robert Pattinson, ma le passerà.

Andrea Bentivoglio “benty”
Nipote di Gisberto, per anni esule greco, espatriato nella Marca sozza, ci ha un blog che si chiama Tragedie Greche, un’associazione culturale che si chiama Ikarìa e forse è ora che se la smette co’ ‘sta Grecia, parakalò.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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