Bella Ciao

di Paolo Ghivarello “duendeturin”

Il padre di mia madre aveva quattro figli, per la precisione tre femmine e un maschio, figli piccoli intendo, ma aveva cuore e un senso del dovere, un positivo e critico senso del dovere che l’ha portato a mettere in gioco la sua vita per il bene non solo dei suoi piccoli figlioli. Mio nonno si chiamava Angelo ed era il Capitano Angelini.
Assieme ad altre persone di volontà e coraggio sono saliti sulle montagne e hanno combattuto per la libertà e la giustizia, non per il loro tornaconto, non per avvalorare al potere il più ricco, sono saliti sulle montagne e hanno combattuto per un’obbedienza al solo ideale che avesse un senso per loro dopo un ventennio di smarrimento collettivo. Hanno patito il freddo e la fame per la libertà e la giustizia. non c’era retorica e non c’era profitto o vantaggio, avevano con sé quanto infondeva loro coraggio, un senso di libertà e giustizia.
Mio nonno era un partigiano, era alto a asciutto ed era amato dai suoi uomini, i suoi ragazzi, alcuni non ancora maggiorenni. La sua formazione era una brigata che in Val di Susa tenne in scacco più volte nazisti e milizie di Salò scrivendo pagine di storia che ancora oggi sono vive nel ricordo di chi c’era in quei giorni. Combatterono e molto, ma lo fecero con l’onore della giustizia, sempre.
Non ho avuto modo di incontrare mio nonno Angelo perché ero ancora piccolissimo quando ha lasciato questa terra, ma i suoi figli, la mamma e le zie mi hanno raccontato il valore dei suoi gesti e gli ideali che aveva insegnato con il suo esempio.
Ho appreso fin da piccolo a cantare Bella Ciao, ma il senso profondo delle parole della canzone non mi sono stati pienamente chiari a fino all’anno passato.
L’anno passato ho incontrato i partigiani che hanno combattuto sulle montagne con il Capitano Angelini, sono andati indietro nel tempo con i ricordi, hanno setacciato gli episodi per descrivere la loro giovinezza sulle montagne. I partigiani, cantando Bella Ciao, mi hanno fatto capire il senso di quelle parole.
Sapevano che sarebbero potuti morire lassù in montagna per la libertà e la giustizia, e ci andavano credendoci. Credendo in un senso superiore di giustizia e libertà per tutti, non solo per loro stessi o le loro famiglie.
Questa è la memoria di Bella Ciao, la canzone che mio nonno, il Capitano Angelini della Brigata Partigiana Giustizia e Libertà, ha trasmesso con i suoi gesti alle generazioni future.
Ciao nonno.

[corte parole troppo poco sembrano]

__________
Paolo Ghivarello “duendeturin”
Pubblicato sull’antologia Microracconti/Microgeschichten del 1997, si è poi dedicato allo studio della luce e del colore esponendo i suoi scatti in un paio di personali. Impegnato come consulente in ambito informatico, la fotografia e la scrittura sono hobby.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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