Zia Maria, Campione d’Italia

di Mafe de Baggis

Zia Maria e zio Felice erano i genitori di mio padre, o meglio, quelli che l’hanno cresciuto quando da piccolo è rimasto senza mamma; poi è tornato dal padre a diventare grande, ma in tutto quello che mi ha insegnato c’è tanto di loro due, a partire dal nome.
Zia Maria era separata, qualunque cosa volesse dire in quegli anni, ma molto diceva di lei; zio Felice dopo decine di anni insieme la amava ancora così tanto da dire “anche se è malata almeno è qui con me”, anche se lei neanche sapeva più chi era, alla fine.

Zia Maria era malata di alzheimer e questo le ha impedito di raccontarmi altro che mille volte di quando mio padre pitturò il gatto, ma questo non impedisce a me di immaginarla e anche un po’ di rivederla come se ci fossi stata, quando era giovane. Per me l’alzheimer significa anche che si dimenticava sempre di avermi già fatto un regalo e io che ero una bambina precisa glielo dicevo, ma lei me ne voleva fare un altro lo stesso, “e che importa”, diceva. Il regalo più bello però me l’ha fatto dopo, quando cercando i loro nomi su Google ho trovato una storia che nessuno ancora mi aveva mai raccontato per bene. È vero, mia madre mi diceva che “zia Maria portava nel paniere della bicicletta i messaggi ai partigiani” e mio padre che “aveva mal di cuore da quando l’avevano quasi fucilata”, ma io ero piccola, e il gatto dipinto e i regali e i partigiani e le fucilazioni per me erano un tutt’uno tanto confuso quanto affascinante, lì sul lago con il casinò e il vigile e Edvige che preparava la cena per “re, capi di stato e per te”.

Sono libera di immaginarla, anzi, di vederla in bicicletta, quei giorni in cui Zio Felice e il parroco hanno organizzato il colpo di stato che ha liberato Campione d’Italia dal fascismo. Era il 27 gennaio del 1944. Il Corriere della Sera racconta “Alla guida dell’insurrezione c’è il capitano Felice De Baggis, dietro le quinte il giovane parroco Pietro Baraggia” ma io lo so che non è proprio esatto, e lo so perché me lo ha raccontato zio Felice, anche se parlando d’altro. Mi ha raccontato di quella volta che la zia lo portò a sciare in neve fresca e lui aveva paura, ma la seguiva ovunque, lui, zia Maria, che gli diceva “vai” e lui andava, e anche quella notte io lo so che se dietro le quinte c’era il giovane parroco a tenere le fila c’era lei, lei che correva in bicicletta a portar messaggi su e giù per le montagne tra l’Italia e la Svizzera, lontana dalla sua Milano e dal negozio di Via Mercato, lei forte e severa, che me l’immagino che coraggio ci poteva volere a fermarla e perquisirla e che coraggio poteva avere lei a guardare avanti e a far indietreggiare chiunque, anche i fucili.

Scrive sempre il Corriere che “Nelle memorie del capitano De Baggis gli episodi della notte del 27 gennaio sono riassunti con una frase: Campione d’ Italia, che si era addormentata repubblichina, si è risvegliata il giorno dopo sotto la giurisdizione del Governo Badoglio.”

E io vedo zia Maria a casa ad aspettarlo, tra l’ansia e il fastidio per non essere con lui, perché come mi ha raccontato lo zio “se c’era una cosa da fare voleva farla a tutti i costi e dovevo farla anch’io, come quella volta sulla neve, che paura che avevo”. E se c’era da liberare l’Italia c’era zia Maria e tutte le donne in bicicletta come lei, che dicevano agli uomini “vai” e loro chiudevano gli occhi e andavano, e io la rivedo che si divertiva a pelarmi gli acini d’uva e quanto avrei voluto che tutte queste storie me le avesse raccontate lei, ma vado in bicicletta e me le immagino e la vedo come se ci fossi stata, come se avessimo potuto sciare insieme, andare in bicicletta insieme e liberare l’Italia insieme, io e zia Maria.

[Brightside]

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Mafe de Baggis
Fermamente convinta che il mondo sarebbe un posto migliore se ognuno pensasse per sé, già che c’è cerca di comportarsi lealmente, non far del male a nessuno e inquinare il meno possibile.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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Una risposta a Zia Maria, Campione d’Italia

  1. Marcello de Baggis ha detto:

    In questo momento molto triste e angoscioso per me e voi che piangete la scomparsa di Marcellino,ho pianto per le tue riflessioni.
    Sei una figlia e una donna eccezionale che merita tanto dalla vita.
    Voglio vivere ancora per godere della tua presenza,del del tuo amore,dei tuoi pensieri.
    Ti amo tantissimo.
    Marcello

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