L’atto di esistere e di circolare.

di Fabrizio Chinaglia “Bicio”

Nel fine settimana dei referendum su Acqua Pubblica, Nucleare e Legittimo Impedimento, a Forlì, dove è rinomato non succeda mai niente, succedono invece un sacco di cose. Una per tutte: sabato sera Schegge di Liberazione 2011 racconta la REsistenza al REcircolo.

Dopo il pranzo che mi ha preparato, che non vedeva l’ora, la nonna Amabile mi sequestra il libro e me ne ordina una copia, significa che quella se la tiene, e che ci è già affezionata. Credo che con la lettura sia già oltre la metà, al momento di salutarla per venire al Recircolo, che tempo fa si chiamava Circolo Nuova Resistenza e i vecchietti ci giocavano a scacchi e a marafone, e una volta mi ci aveva invitato Betti, il maestro di scacchi che per un paio d’estati venne a insegnarci le regole e le tecniche base nei dopopranzi del centro estivo che frequentavo. La Provincia gestiva il parco in cima alla collina che domina Predappio e ci organizzava delle indimenticabili attività per ragazzi. Ora è tornata ad essere uno spazio indeciso, la villa di quel predappiesaccio.
Tra un racconto e l’altro la nonna aspetta che la voce smetta di tremolarle e messa in moto la macchina dei ricordi mi dice di quei tempi. L’amica staffetta dal cuore d’oro e i suoi bomboloni era un inedito per me. A un certo punto usa un’espressione che non le ho mai sentito. L’è stè un vin’ciòt par tri utèv (è stato un ventotto per tre ottavi). Chiedo cosa significhi e mi risponde che vuol dire “improvviso”, “fulmineo”, dice che era usata una volta ma che adesso non la conosce nessuno. Si riferisce alle misure delle ruote da bicicletta, quelle da uomo in genere stanno sopra al 20. Non mi fermo a pensare. Mi limito a riflettere che ormai si va tanto poco in bicicletta che quasi nessuno ti sa dire le misure delle ruote. Poi penso alla mia toccata e fuga in Italia. Fulminea.

Qualcuno una volta disse “Le Schegge non si fanno più, basta”. La voce era autorevolissima, ma in cuor nostro non le credevamo. Non è servito nemmeno un referendum abrogativo e siamo qui che portiamo in giro l’edizione 2011. Di carta, addirittura.
Niente da fare invece per votare all’estero, se non sei impegnato da almeno tre mesi in progetti didattici o militari. Da lì nasce l’idea di raggiungere il seggio di casa, e di mettermi a circolare. Il costo unitario dei miei Sì, ossia quello del viaggio diviso per il numero dei quesiti referendari, mi fa venire i brividi. E le emissioni di anidride carbonica dell’aereo che mi porta a casa per votare mi fanno provare vergogna di non potermi permettere un viaggio in treno. A spingermi a decidere è stata però l’idea di dover rendere conto ai posteri e di sentirmi un ipocrita a parlare di Resistenza se me ne fossi stato con le mani in mano.
Contemporaneamente il mio amico Ando e simone rossi si stavano buttando là delle proposte tutte da confermare. A me rideva anche il culo a poter confermare anche da quassù.

Un sacco di emozioni mi entrano in circolo. Un sacco di prime volte. La prima volta delle Schegge nella mia città, che mia non è più da due mesi, la prima volta che rivedo così tanti amici dopo, appunto, due lunghi mesi, la prima volta che Gianluca e io accompagnamo le nuove Schegge, la prima volta che non sono solo musicista e che sento una voce che non è la mia, ma quella di Grushenka, leggere quella cosa che una notte non mi ha fatto dormire.
Ci sono poi le sensazioni piacevoli ritrovate, come suonare d’intesa col mio amico con chitarrino&clarino, ascoltare tutti i racconti e lasciare affiorare sentimenti mentre la musica se ne va avanti quasi da sola, quasi senza stecche, guardare le facce del pubblico che ascolta, si commuove, sorride e alla fine applaude con gli occhi lucidi.

Le braccia formano una figura circolare attorno a tutte le persone a cui vuoi bene. Di nuovo di nuovo e di nuovo. Incessantemente, instancabilmente. Prima e dopo, finoadomattina. Mentre ci abbracciamo si manifestano e si incontrano le nostre esistenze. I sentimenti puri e profondi, la volontà condivisa di essere il cambiamento che serve e di far parte del quorum per un mondo nuovo. Il desiderio di continuare il lavoro di chi ha cominciato a ristrutturare una casa che gli stava crollando addosso, e avvertire che adesso che ci è stata consegnata in eredità sta a noi provvedere alle migliorie e al mantenimento.

Mi sono proprio riempito gli occhi e il cuore. Come quando hai i piedi quasi congelati e li metti praticamente nel fuoco del camino per scaldarti più in fretta possibile e poi rischi che ti vengano i geloni. Ho rischiato, ve’. Che per quanto ti possa mancare un contrabbassista, a me voi mancate tutti assieme. Ma quest’estate recuperiamo.

Poi gli amici di Cicli Indecisi presentano le attività del giorno dopo. L’idea è quella di circolare in bicicletta e rendersi conto che esistono posti dimenticati, anche se ce li hai ogni giorno sotto gli occhi. È una bella idea ma devo tornare in Germania.
Dopo, mentre all’interno il Roghenroa della Cate fa riascoltare una signora colonna sonora alle mura del locale che ha visto ballare un sacco di volte noi forlivesi, Cespo, due metri di barista vegano, sorride versandoti del Montenegro e Ando si tuffa sul cemento del cortiletto esterno per pigliare delle noccioline al volo stupendoci ancora una volta della sua maestria, piegati dalle risate.

Sarà che ho dormito solo due ore, ma nella cabina, a leggere i quesiti e a disegnare delle croci, mi sono venute le lacrime, quasi come con certi racconti.

All’aeroporto il cane finanziere non mi caga di striscio, ma per un istante appoggia il naso sulle pagine delle Schegge, credo di averlo sentito pensare “Ah, l’odore della carta!”.
Sull’aereo invece ripenso che Amabile dice 28×3/8 per intendere “all’improvviso” e ricollego tutto. Mi convinco che le sia venuta in mente a leggere l’introduzione e 28 e 3/8 sarebbero diametro e spessore in pollici. Mi figuro distanziando le punte di pollice e indice quanto potrebbe essere un pollice, 2,54 cm, e mi dico che sarebbe un bel pneumatico, buono per la montagna forse. Alla fine ricopro del significato di questa nuova possibile etimologia il segnale Aldo dice 26×1 e mi si para davanti agli occhi un appassionato ciclista intento a pungolare i compagni. Hop Hop Hop.

Ciao amici ci vediamo a Parigi fra pochi giorni.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 2. Resoconti. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...