Meleto

di Cassandra Rofi “La Civetta”

– Nonno tu eri fascista?
– Io non avevo scelta!

Fuori c’è il sole e una quindicina di gradi, le colline sembrano respirare di nuovo, dopo due giorni di freddo e nebbia. Quando avevo quindici anni in giornate come questa montavo in sella al mio motorino, in culo ai compiti e ai libri, portavo lo zainetto con merenda, lettore CD, sigarette, un buon libro e bastavano cinque minuti per essere in piena campagna. Non sceglievo un posto a caso, sapevo dove andare: Meleto. Meleto è il borgo dove è nato e cresciuto mio nonno, quattro case, un fabbro, un falegname e per il resto contadini impiegati nella villa padronale, qualche curva più in su, dentro la collina. La casa di mio nonno è quella dietro la chiesina, – La vedete? La chiesina scheggiata dalle bombe? Come le case, i campi e le ossa… Quando non tira vento quella vibrazione è ancora nell’aria, la senti, la terra non le dimentica certe cose, alcune persone invece sì. Io mi mettevo là, tra il muretto della chiesa e la fontanina con l’incisione M & G, 1912, al sole come le lucertole finché l’ombra dei cipressi non copriva il prato. Lì ci ho preparato la maturità e lì tanti anni prima, da bambina, ascoltavo Nonno che mi raccontava della guerra, dei rifugi dove stavano anche settimane, dei partigiani che nascose in cantina e dei tedeschi. I tedeschi che avevano occupato la villa e che lo volevano portare a minare i ponti, i tedeschi che una sera rastrellarono le cantine e spaccarono la testa a tutte le statue del giardino. I tedeschi che vide passare su un camion per la strada che da Meleto scende in valle. Dietro stava legato un uomo, un partigiano, impiccato all’alba al passaggio a livello (A.B.) là dove ora c’è una lapide abbruttita dallo smog del traffico. Ma io so che c’è, io come mio nonno, non dimentico.

Poi i tempi sono cambiati, fino ad arrivare a oggi, all’inizio della strada che porta a Meleto c’è un bel cartello con scritto Proprietà Privata e tutte le case del borgo sono andate vendute, la tabaccaia è stata abbandonata e la casina dove la vecchia Zaira curò i partigiani feriti nello scontro a Fiano non si distingue più dalle sterpaglie. Non molto tempo fa ci sono tornata, dopo un po’ che stavo seduta al mio solito posto è arrivata una donna, bionda, alta, piazzata, e in un italiano sghembo mi ha detto che me ne dovevo andare, che non potevo stare lì. Era tedesca. Tutte le case di Meleto se le sono comprate i tedeschi. Mi ricordo di aver pensato che la nuova occupazione potesse scatenarsi dall’interno.

A Nonno non ho detto niente.

[La Civetta]

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Cassandra Rofi “La Civetta”
Toscana di nascita e di cultura da 24 anni. Ama, Pensa, Vive, Resiste e Scrive.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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