Il ponte ci sta stretto

di Marco Migliardo “_F4Fake”

La domenica in cui a Messina ci fu la grande manifestazione contro il Ponte naturalmente non fu un giorno come gli altri. Al corteo parteciparono più di ventimila persone.

22 gennaio 2006. Dalle prime ore della mattina nella principale piazza della città inconsueti manifesti umani di rabbie non ancora avvilite convergono affinché le loro voci vengano ascoltate.
Il sole filtra tra i rami che incorniciano piazza Cairoli, ravvivando il corteo di inni, bandiere, slogan in rima scanditi a gran voce e dipinti su cartelloni, palloncini e striscioni. Persone tra loro sconosciute si ritrovano insieme, uniti e confortati da quel senso di serena conferma dei propri valori che il partecipare ad una manifestazione tanto sentita riesce a trasmettere.
Molti sono animati dall’allegria spensierata tipica delle gite fuori porta; quando il sole è ormai alto, gli assembramenti prendono a muoversi sul corso, come onde di una fiumana. La rispondenza d’intenti e idee fa entrare le voci in risonanza, è il filo conduttore con cui si tesse l’euforia che fa ballare e cantare chi a quella protesta sente il dovere civico di partecipare.
L’atmosfera ispira anche chi s’era avvicinato incuriosito da aspetti più futili. Li unisce il sentirsi tanti e dalla stessa parte, e raccogliersi in piazza è il senso e il segno del sentirsi parte della propria comunità.
Francesca non è sicura del perché si trovi lì, a quattro faticose ore di viaggio dal suo paese in Calabria. Ma quella mezz’ora sulla nave attraverso lo stretto per il suo goloso senso del bello è pari all’andarsene in gondola sui canali di Venezia. A Messina s’è affezionata, ma non abbastanza da volerci restare una volta finiti gli studi. Pensa che il ponte potrebbe forse essere un’altra di quelle comodità che il progresso continua incessante a offrire, ma sente un’istintiva incongruenza all’idea del matrimonio del grosso blocco di calcestruzzo con il mare, la terra e il cielo.
Salvatore è messinese, ma non crede molto all’effettiva utilità del ponte da primato, magnificato da alcuni amici in quanto volàno per l’economia locale e finanche simbolo di magnifiche sorti e progressive. Negli andirivieni in auto tra Sicilia e Calabria, per lui pane quotidiano perché in entrambe le regioni è il rappresentante di certe apparecchiature per la cura del corpo, percorre strade spesso troppo strette e tortuose per il traffico che già si trovano ad ospitare. Per lui l’attraversamento in traghetto è una breve parentesi azzurra tra i sorpassi azzardati sulla Salerno-Reggio Calabria e il rumoroso caos delle strade messinesi.
Salvatore e Francesca non si conoscono, ma in corteo reggono insieme uno striscione, poi per caso le dita si sfiorano…

Sono passati molti anni. Salvatore, Francesca e la figlia Giulia viaggiano da ore in auto, verso sud. Passeranno il natale a Messina, ospitati dai nonni paterni.
Francesca, che si è appena svegliata, adesso ha gli occhi persi nelle luci che dai tortuosi viadotti della Calabria le hanno appena annunciato, spezzando finalmente il buio uniforme dietro il finestrino, l’arrivo in Sicilia.
Nella costa di fronte, tra le casette sul mare erano corsi via i suoi anni universitari. Per ogni problema o tristezza a Francesca bastava poter guardare, spesso con la coda dell’occhio, la sintesi estrema e semplice della bellezza del mondo.
Dall’alto delle colline peloritane, così vicine alla sua stanza da studentessa quanto ad ogni altro punto della città, la splendida vista delle case e delle strade rimpicciolite, lo spettacolo del mare mutevole stretto tra le coste le davano serenità e l’aiutavano a sognare. Le notti, sfumando i contorni troppo netti e velando le brutture delle opere dell’uomo, erano un’epifania della bellezza: puntini di finestre illuminate che sembravano avvicinarsi per farsi compagnia nel buio tra la costa ed il mare, mentre le luci delle navi che facevano la spola…
IL PONTE! All’uscita dell’autostrada due immani torri illuminate e l’ormai immutabile manufatto sospeso riportano Francesca alla realtà.
Tutto cambia, bisogna essere realisti e imparare ad adattarsi, ma un ponte per lei è uno strumento, un mezzo e non un fine. Avrebbe dovuto migliorare le condizioni precedenti, ma era stato davvero così? Il denso sviluppo di edifici e stradoni intorno l’imbocco, da ambo le parti non lasciava spazio alla fantasia.
Certo, adesso si poteva andare più veloci, magari per andare lontano da quella sfida entusiasta alla natura fatta di cavi e cemento innestata direttamente sull’anima. Ma Francesca ha chiuso gli occhi, si ritrova alla testa del corteo, tra inni e bandiere variopinte, le mani d’uno sconosciuto che sfiorano le sue…

Riferimenti e particolari narrati sono ispirati alla realtà, l’esito della vicenda è invece limitato all’ambito del divertissement letterario. Fortunatamente si comprese per tempo ciò che oggi tutti riconoscono. Viaggiare comodamente e velocemente in aereo ha oggi un costo accessibile a tutti. Gli incidenti stradali non sono più una delle prime cause di morte e sofferenza. Lo spostamento delle merci privilegia la convenienza economica e il minore impatto ambientale assicurato dal trasporto navale e ferroviario. La motorizzazione di massa ha ceduto da tempo il passo all’epoca del trasporto pubblico come dovere e diritto, poiché ottimizza le spese, riduce la presenza e l’ingombro dei nastri d’asfalto che, un tempo sclerotizzati dal traffico, erano fonti di stress e inquinamento, ed è economicamente accessibile a tutti. Lo stretto di Messina, risparmiato dalla speculazione grazie anche alla presa di coscienza ed alla conseguente partecipazione di siciliani e calabresi alla propria amministrazione, appartiene ancora a tutti noi.

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Marco Migliardo “_F4Fake”
Non è ancora morto.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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