Improvviso

di Simone Marchetti “Chettimar”

Improvviso.

Proprio io, che fino all’altro ieri avevo bisogno della certezza cartesiana dello spartito davanti agli occhi.

Una mazurca inventata, un inno di Mameli arpeggiato, un Bella Ciao in maggiore: l’intesa fra simonerossi e Bicio coinvolge anche me e provoca piccole imprevedibilità, mi fa sentire meno ingessato.

“Da lontano ha sentito una schioppettata, poi tutto è ritornato in silenzio.”

Mentre il Many e l’elena leggono Ci vuole del coraggio mi lascio trasportare da un altro giro di accordi, mi accorgo con un attimo di ritardo che contrabbasso e ukulele si sono zittiti all’improvviso, c’è un “plin” di troppo della mia tastiera che risuona nella sala della biblioteca.

Silenzio. Prima pronunciato, poi osservato.

Ripenso a quella volta alla Scighera di Milano, con quel pianoforte nero così simile al mio che mi ha fatto venir subito voglia di metterci sopra le mani. “Tu accompagni le letture al pianoforte”, ma io ero lì per leggere e mi sembrava già troppo e forse avrei potuto rispondere: “No, non è il caso, non mi sento pronto” e invece: “Ok, perché no?”, incosciente e spontaneo, e una serata di abbagliante bellezza.

L’hidalgo riprende a leggere, sancio fa un passo indietro e lascia convergere gli occhi di tutti verso di lui, che è al mio fianco, a non più di un metro, io tastiere in avanscena lo guardo dal basso verso l’alto dalla mia sedia e mi sento quasi in mezzo, vorrei spostarmi per non rovinare la scena.

“Sai Marco, mi dice sempre, ci vuole del coraggio a sparare a una persona, e io, quella volta lì, il coraggio non ce l’ho avuto.”

Gli anglosassoni hanno un modo di dire per esprimere il momento in cui una persona trova il coraggio di mettersi in gioco: “put yourself out there”.

Mettiti là fuori.

È più facile dire: “No, non scrivo da anni, non sono più capace.” O: “No, io leggere in pubblico mai, mi viene la tremarella”. Oppure: “No, non ho voglia di fare cinquecento chilometri di macchina.” Il tuo cantuccio è così comodo, perché uscirne?

No, escine: sollevati di peso e mettiti là fuori, perché guarda cosa può succedere se al posto di dire in continuazione “no” dici un “sì”, anche se non senti sotto di te una rete di salvataggio che possa salvarti dalle conseguenze.

Guardo di nuovo il Many, traiettoria sempre ascendente. C’è un istante preciso in cui il labbro inferiore gli si increspa, inizia a tremargli, la voce traballa e quasi gli si spezza in gola, penso che l’emozione lo stia per schiacciare e invece le parole non inciampano, continuano ad arrivare a un pubblico che a poco a poco inizia a piangere le lacrime che non sta piangendo lui. Domino: prima, seconda, terza fila, percepisco le lacrime dell’ultima fila anche se non riesco a vederle.

“Ci vuole del coraggio anche a non averne, del coraggio.”

Le parole creano la commozione, il punto finale crea l’applauso. Mi alzo e do una lieve pacca sulla spalla al Many, il labbro inferiore gli si distende in un mezzo sorriso, l’applauso non si ferma e colpisce tutti, lettori, ufficio di presidenza e noi musici, facciamo un inchino e sembra che la gente non voglia andare più via, ma poi il richiamo delle birre, delle chiacchiere, delle foto si fa più invitante.

Improvviso, di nuovo.

Stavolta un blues con Bicio, re minore, mi, la e di nuovo re minore. Il ritmo accelera e la vita a volte prende accelerazioni inaspettate, ti siedi a contemplare la tua stasi, prendi un sassolino, fai “tlic” distrattamente con un dito e il sassolino rotola, percorre un metro, e poi un altro, e poi un altro e alla fine diventa un masso enorme e ti ritrovi a suonare con un contrabbassista coi baffi in un paese delle Marche che per te una volta voleva dire solo “fogli per educazione artistica”, e qualche mese fa avresti dato a tutto questo le stesse probabilità della qualificazione della Sambenedettese in Champions League.

Mi son messo là fuori. Leggendo, scrivendo, suonando, anche guidando. Ho intersecato il percorso di persone di talento, mi sono lasciato ispirare dal loro entusiasmo, ho il privilegio di essere amico di molte di loro: ho detto un “sì” con poco costrutto una sera di ottobre, non ho quasi più spazio per dare un posto a tutto quello che ho avuto in cambio. Finisco di suonare, vedo facce contente attorno a me fra una battuta e un bicchiere. Sorrido. Non cambieremo il mondo e magari suoneremo retorici e fuori tempo massimo, ma ci siamo messi tutti là fuori, dai leader riconosciuti all’ultimo dei lettori, chi di volontà propria, chi perché coinvolto da altri, chi per semplice curiosità. In tempi in cui i “no” sono quasi un riflesso pavloviano, il nostro micromondo l’abbiamo già cambiato.

Rileggo questo thread su FriendFeed, il Many che dice: “Mi sa che abbiamo chiuso il tour del vecchio Schegge col botto”. Ripenso a quel suo mezzo sorriso a fine lettura, mentre gli applausi ricoprivano lui e, per il suo tramite, nonno Corrado. Gliel’avevo letto in faccia già allora: è così che voleva chiuderlo, con un crescendo, con un inedito che chiudesse questo capitolo per aprirne uno nuovo. Poi rileggo un commento di tostoini: “la stagione 1 è finita con un finalone, diciamolo”. Fabriano è stata il season finale del telefilm di Schegge: le puntate precedenti che conducono al colpo di scena, i personaggi proiettati verso la prossima stagione, lo Schegge di carta, nuove storie, nuovi chilometri da fare, nuove persone a cui chiedere un “sì” invece di un “no”, nuovo ROGHENROA, nuova sVgna, nuovi slanci parole cazzate balli baci abbracci cibo sguardi canzoni gatti. E nuovi sassolini da lanciare con un “tlic”, e chi può dire dove finiranno.

Insomma, quando inizia la stagione 2?

[Chettimar]

________
(la foto là in alto l’ha scattata de_monia; trovate un altro milione di foto, su flickr, abbiamo provato a raccoglierle qui; poi anche Giulia e nandina hanno scritto delle belle cose; grazie a tutti, fra un po’ ripartiamo col nuovo Schegge di Liberazione, col nuovo tour, con le care e vecchie gran pacche sulle spalle)

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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3 risposte a Improvviso

  1. Massimiliano ha detto:

    Verso postume lagrime di commozione

  2. Batchiara ha detto:

    Questa cosa di non esserci stata me la rimpiangerò a vita.

  3. zio burp ha detto:

    idem, volevo dire esattam la stessa cosa di batchiara. grande piccolo-chetti!

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