Porco rosso

di Matteo Bordone

Cos’è. È un vecchio film di Hayao Miyazaki che è stato distribuito in questi giorni in Italia. L’anno scorso hanno distribuito Totoro del 1988; quest’anno è toccata a Porco Rosso del 1992. La cosa interessante è che uno, se abita nelle grandi città, li vede in sala. E in sala spaccano. Porco Rosso racconta la storia di un aviatore del Mare Adriatico, un pilota di idrovolanti da guerra degli anni del fascismo, un certo Marco, che per uno strano maleficio è stato trasformato in maiale. Lavora sul Mare Adriatico, in un’Italia parallela a quella vera del Ventennio, ha un’innamorata bellissima, è un burbero buono. La storia è quella di Marco e di alcune sue avventure, soprattutto in relazione alla competizione con altri piloti di idrovolanti, e alla ricostruzione del suo mezzo rosso fiammante, ferito in battaglia.

Com’è. È uno dei film più belli di Miyazaki, pur essendo meno fiabesco e immaginifico de La città incantata, per dire. La costruzione di questo mondo parallelo, la descrizione della dittatura, il racconto dell’Italia che viene dagli occhi di un giapponese sono deliziosi (per certi versi, quelli delle pezze al culo contadine che scoprono il boom nel dopoguerra, siamo proprio simili). Il tratto e la scrittura sono sempre quelli dello Studio Ghibli, e lui è sempre il gigante che è. Più degli altri film, ripeto, questo ha un’atmosfera incredibile, molto stilosa, dei gloriosi tempi che furono, e insieme dolce, normale, quotidiana.

Perché vederlo. Perché c’è tutto: avventura, commedia, storia d’amore struggente. È una di quelle manifestazioni della grandezza e del tocco di Miyazaki che non si possono molto contestare. Come postilla, e solo come tale, vorrei dire che ha un modo di essere antifascista che andrebbe preso a esempio da tutti quelli che vogliono fare dell’arte che contenga elementi politici. Il 5%, ma fatto bene; non il 70% a cazzo di cane.

Perché non vederlo. Solo se si è di quelli no, i cartoni animati no. Solo se si è di quelli minchia le cose giapponesi. Solo se si è di quelli che amano esibire le proprie intolleranze verso certe bellezze, insomma. Ma non posso occuparmi io di queste nevrosi: per quello c’è lo psicologo.

Una battuta. Piuttosto che diventare fascista preferisco restare un maiale!

Postilla. La battuta qui sopra viene pronunciata bene, benissimo, con stile, dal porco marco in impermeabile col bavero alzato, mentre parla con un suo ex commilitone che è rimasto nell’esercito. Lui gli chiede di ritornare nell’aviazione militare, e il porco rosso risponde così. Ecco. Io e altri tre in sala ci siamo messi a applaudire. Ma non per fare quelli cioè minchia, ma perché vi giuro, esce bene, liberatoria, secca, inattesa. Nessuno ci è venuto dietro. Perché siamo a Milano e la gente ha un palo in culo? Perché siamo un paese di merda che nemmeno su Mussolini riesce a non essere suddito? Non lo so. Ma mi sono girate le balle.

[Freddy Nietzsche]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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