Rocce, alberi e sangue

di Giuseppe Liberti “Peppe”

“Ci mandiamo i Canadesi, in Aspromonte” – così pensarono gli strateghi e i capi militari degli Alleati – “chi meglio dei Canadesi tra i pini, i faggi, i pioppi ed i sambuchi?”. La prima Divisione Canadese era sbarcata vicino Reggio Calabria il 3 settembre 1943. Nessuna opposizione da parte della popolazione locale e l’unica unità Tedesca presente nell’area, la ventinovesima Panzer Granadier Division era scappata sulle montagne due giorni prima. “Mandiamoci i Canadesi a stanare questi figli di puttana!” E i Canadesi si misero in marcia. Due giorni di cammino, da Reggio su fino in cima, sotto la pioggia battente, dopo aver condotto la campagna di Sicilia sotto un caldo tropicale. I Tedeschi in fuga avevano fatto saltare in aria tutti i ponti, rallentando l’avanzata. “Ma proprio qui dovevano mandarci a tagliar legna?” – il Capitano Roy Durnford non si capacitava – “Stop briefly at 1:00 a.m. and sleep where we drop. No sleep last night and evidently very little tonight. One meal only yesterday. At 2:00 a.m. men line the road, fallen by the wayside dead-beat. I can’t go much farther. I am nearly done. It is pitch black here in the avenues of woods. I am sweating with weakness. At 2:30 a.m. we overtake men of the Patricias and kip down. Too dazed to remember much. John Gowan gives me two biscuits, a lump of bully beef (like chicken) and a bar of chocolate. Sleep on rocks with just my gas-cape over me. Get up at 7:00 a.m. stiff with cold and wet, stale sweat. Blessed tea, and two pieces of hardtack and cheese. One mile from our objective, they say. (I wonder?) The sun rises at 8:15 and warms us as we march off. Soon we near the summit of Mount Basilica. Forests of pine, beech, poplar and elder wood. Settle at 1:30 p.m. at big convalescent hospital for children and sleep for six hours in a real bed. Had almost forgotten it was the Sabbath. Have a feeling God will understand…” Due pezzi di biscotto, un pezzo di formaggio, rocce e alberi, rocce e alberi, rocce e alberi – “Voglio dormire”.

“Basta ragazzi, andiamo sulla Statale, da li poi fino a Cittanova e ci riposiamo,” comanda il Brigadiere Chris Vokes e li guida fino all’altopiano dello Zillastro. “Cazzo, brigadiere, siamo stanchi!” – “Ok, fermiamoci qui, che all’alba si riparte”.

È l’alba dell’8 settembre 1943. Qualcuno sente parlare. Non sono Tedeschi: “Italiani, sono Italiani, state tranquilli!”. Ma un pazzo di Italiano si lancia all’attacco. Viene freddato. La 184ma Divisione Nembo carica. Il capitano italiano è subito fatto prigioniero e la battaglia è breve, sanguinosa. Scappano, infine, gli Italiani, e fanno bene. Non è giusto morire all’alba dell’8 settembre tra le rocce e gli alberi.

[Rangle]

(Nota: questo è il pezzo che Giuseppe Liberti ha scritto per Cronache di una sorte annunciata, ma forse c’entra qualcosa anche con Schegge di Liberazione. E allora lo mettiamo tra gli inediti)

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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