Non lo tradirono mai

di Andrea Bergonzini

Nei primi giorni del ’44 mio Zio Erio venne fermato per le vie di Magreta, era buio. Stavano cercando ragazzi giovani da mandare in Germania. Di solito qualcuno avvertiva se c’erano dei tedeschi per le strade. Quella sera mio Zio gli finì in bocca, ai tedeschi. Furono portati nella caserma di Reggio Emilia su un furgone. Non c’era un gran controllo, non erano prigionieri. Riuscì subito a scappare e tornò a casa.
Parlò poi con un prete che gli disse di presentarsi perchè potevano esserci delle brutte conseguenze per la sua famiglia. Sarebbe stato considerato un renitente. Mio Zio si ripresentò al comando e dopo pochi mesi fu spedito a Rovereto in Piano a prestare servizio dentro l’aviazione. Qui conobbe due signorine toscane. Una di queste faceva le carte. Le fece a mio Zio e a due suoi amici. A questi due disse che sarebbero tornati a casa solo dopo la fine della guerra. A mio Zio disse che ci sarebbe tornato presto.
Era obbligato a partecipare a dei rastrellamenti. Erano cose che non voleva vedere.
Falsificarono un rilascio utilizzando come timbro una patata tagliata. Per le guardie italiane era tutto in regola. Uscirono dalla caserma senza problemi. Presero un treno fino a Vicenza. Lì vennero fermati da dei tedeschi. Fecero vedere il falso documento che si erano autoprodotto utilizzando come timbro il pezzo di patata. Non bastò. Vennero fermati e portati in caserma e passarono la notte lì.
Dentro la caserma un suo amico trovò il coraggio di fare uno scherzo a mio Zio mettendo una gavetta piena d’acqua sopra la porta socchiusa. Doveva entrare mio Zio e invece entrò un ufficiale tedesco. L’amico disse subito che era stato lui. L’ufficiale disse di seguirlo nel suo ufficio e gli disse che aveva apprezzato molto la sua sincerità. Non gli fece niente.
Il mattino dopo mio Zio si alzo molto presto per allontanarsi nel silenzio dell’alba visto che non erano tenuti dentro una cella. Arrivato al cancello c’erano dei tedeschi che lo aspettavano. Lo riportarono dentro.
Venne portato a Mestre, caricato dentro un camion. Gli dissero che sarebbe venuto il duce e il suo sottosegretario a fare un discorso per caricare gli animi. A mio Zio non importava nulla. A Mestre vennero caricati dentro un carro bestiame con gli zaini. In ogni vagone c’era un tedesco. Ci fu una “chiaccherata” per decidere come fare a scappare. Inizialmente volevano usare il portellone normale ma il loro comandante provò a fargli capire che non era una buona mossa. Essendo il vagone in testa gli avrebbero sparato tutti i tedeschi più indietro. Consigliò di usare la finestra sull’altro lato, le sbarre si potevano togliere facilmente. Anche solo con uno zoccolo. Il comandante gli disse che lui non poteva scappare ma assicurò di tenere impegnato il tedesco con gli altri.
Si buttarono per primi i due amici di mio Zio.
Poi mio Zio.
Cadde male e si ferì la testa contro l’altro binario. Quando si alzò si sentiva ubriaco, gli girava la testa e perdeva molto sangue. Lì vicino, scendendo più in basso c’era un fiume. Si lavò la testa. Si sentiva l’uomo più felice del mondo.
C’era una casa di contadini non lontano dal fiume. Entrò nel cortile e vide delle luci che si spegnevano. Era già tardi, circa mezzanotte. Bussò. Gli aprirono credendolo un tedesco ma appena spiegò chi era, saltarono fuori i suoi due amici che fino a quel momento erano rimasti nascosti. Il giorno dopo venne chiamato il medico che cucì la testa a mio Zio. Un amico di questa famiglia faceva il camionista e doveva trasportare dei bidoni fino ad una latteria. Mio Zio si nascose dentro uno di quei bidoni. Arrivarono a Rovigo. La latteria apparteneva ad un fascista che fu informato subito che dentro uno di quei bidoni c’era un uomo che stava scappando. Quell’uomo capì e scrisse una lettera alla Famiglia Tarozzi, la famiglia di mio Zio, dicendo che il figlio era vivo e stava bene.
Dalla latteria lo Zio si incamminò verso il Po. Qui trovo un barcaiolo a cui chiese di portarlo dall’altra parte dopo essersi assicurato che non ci fossero tedeschi. Arrivato dall’altra parte gli diede 500 lire, come mille euro di adesso.
Era nei pressi di Mantova. Si incamminò per tornare a Magreta. Non percorreva mai le strade battute ma solo campi. E chiedeva alle persone che incontrava se c’erano dei tedeschi nei paraggi. Queste persone non lo tradirono mai.
Arrivò a una località, “La Gasata”. Venne ospitato da una famiglia in un fienile. Qui si nascose sopra il fieno vicino a un finestrone che dava sulla campagna stando pronto a buttarcisi attraverso al primo rumore strano nel cortile. Quella notte non dormì: sentiva un sacco di rumori perchè il fieno scricchiolava.
La mattina seguente fu accompagnato fino al Secchia in bici. Vide finalmente suo padre. Era l’Agosto del ’44.
Cominciò un periodo in cui mio Zio rimaneva nascosto in casa per non farsi prendere ancora dai tedeschi. Venne costruito un tunnel che collegava la mangiatoia con una fossa scavata sotto al portico. Sopra la fossa erano state messe delle assi di legno chieste a un camionista e venne messo uno spessore di terra in modo che camminandoci sopra non si sentisse il vuoto. Spesso mio Zio dallo spioncino vedeva e sentiva parlare i tedeschi a pochi metri da lui, ma lì dentro si sentiva tranquillo e al sicuro.
A casa era nel frattempo arrivata una lettera che era stata spedita quando lo Zio era stato caricato sul treno. La lettera attestava che lo Zio era diretto in Germania. Il papà di mio Zio andò a Modena in Caserma dicendo che di suo figlio non aveva più avuto notizie. Questo per depistare i tedeschi. C’era anche un fascista, in caserma, che però non ci credeva a questa storia forse perchè sapeva che lo Zio era nascosto in casa. Ma ai tedeschi non disse nulla.
Tra i tedeschi dietro casa, i bombardamenti degli americani che smitragliavano sul Secchia e qualche aiuto che si davano l’un l’altro, arrivò il 25 Aprile.

(Nota: questo pezzo non c’è nell’ebook, ma è stato letto a Radio Kairos, una sera, dall’autore. C’è anche il podcast)

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in 2. Inediti. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...