Uomo come dico io

di Vincenzo Prencipe “khenzo”

Mi fanno male le mani. Tengo stretto lo schioppo come se fosse una creatura il giorno del battesimo. Lo tengo stretto che provo paura, lo tengo stretto che mi scalda tutto il corpo su questo greppo infame, lo tengo stretto così non mi addormento. Queste mani sono forti che hanno mosso strumenti da quando erano mani di ragazzino ma questo fucile scalpita che vuole scaldarsi e pure io mi rovino della stessa malattia. In questi giorni sulla montagna m’han messo in mano un’arma e insegnato a sparare alle cose. Agli uomini non mi hanno insegnato a sparare, quello lo devi imparare da solo, quando capita.

Sto qui coi compagni a pancia a terra, sull’erba umida, ad aspettare, come quando ero bambino e giocavo a nascondino. Oggi è il giorno che mi tocca di imparare a sparare agli uomini e io tengo paura che non so se sono buono e stringo il fucile e mi affido a lui che è nato per quest’opera. Io sono nato che mai mi pensavo che dovevo finire qui su, coi fratelli, ad aspettare di sapere come si fa a uccidere un uomo. Io non so se sono davvero buono per un lavoro così.

Qui su, sulla montagna, m’hanno insegnato anche a chiamare un uomo nemico, come se in questa parola ci stanno dentro le cose inanimate e non le persone. Io so che sto nel giusto e a Iddio chiedo perdono che oggi son qua che devo uccidere un uomo. Ho pure lo stomaco che mi fa un male cane. Un uomo s’ammazza più con lo stomaco che con le mani mi ha detto il capitano. Libero si chiama il capitano. Io no so se sono buono per questo lavoro e se ho lo stomaco abbastanza duro. Ripeto nella testa le preghiere imparate all’oratorio, anche se al capitano Libero non piacciono. Io le ripeto che mi tengono la testa tranquilla.

Il Gufo, che lo chiamano così che ha due occhi che vedono bene pure di notte, sta di vedetta. Nascosto tra i rami fitti di un albero non si perde un attimo la strada. Io penso che è tardi e i tedeschi per stasera non arrivano e un po’ sono contento. Penso anche alla famiglia che non vedo da mesi. A mamma dico che forse oggi devo sparare a un uomo e di perdonarmi perché non è questo il modo che lei mi ha insegnato di diventare grandi. Chiedo scusa a papà per queste mani che tradiscono il mestiere per un fucile. Ma non avevo scelta. Visto che ci sono chiedo anche a Dio di darmi un occhio che mi sento le spalle scoperte e pure di darmi la forza di diventare uomo tutto d’un botto. Poi penso a Nandina, l’amore mio, e penso al bacio che le ho dato prima di correre qui sul monte dei ribelli. Non ho fatto a tempo di diventare uomo per davvero che oggi devo rubare la vita a un povero cristo.

Sento il Gufo che fa il suo verso. È il segnale. La colonna dei tedeschi è in fondo alla strada. Io sto qui con la paura in corpo che mi paralizza le mani. Devo diventare uomo alla svelta che il fucile poggiato sulla spalla solida di un uomo è più preciso e non sbaglia il colpo. La guerra cambia presto i ragazzi in uomini. Oggi, amore, è il mio turno di diventare uomo. Io volevo diventare uomo insieme a te ma non ho avuto altra scelta. Iddio mi perdoni se oggi devo diventare uomo così e perdonami anche tu, amore mio. Tu aspettami che quando torno voglio diventare uomo di nuovo, voglio diventare un uomo vero, voglio diventare uomo come dico io, uomo senza guerre da combattere, uomo senza fucile, uomo senza nemici, uomo libero e in pace. Per diventare uomo come dico io, amore, devo prima diventare uomo come dicono loro, uomo con la presa salda sul fucile, lo stomaco duro, l’occhio fermo sul bersaglio. E, se Iddio vuole, amore mio, così sarà. Però tu aspettami, amore mio, che voglio diventare uomo con te. Aspettami amore mio che voglio diventare uomo come dico io.

[I Love Quentin]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

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