Duemiladieci

di Dafne D’Angelo

Duemiladieci. Chi l’avrebbe mai detto!
Per alcuni catastrofisti che avevano (forse) mal interpretato Nostradamus, non saremmo nemmeno dovuti arrivarci.
Ripensando a chi si è istericamente gettato da qualche ponte in quel lontano
dicembre 1999, verrebbe da dire – Tutti coglioni. Io lo sapevo che non finiva un bel niente.
Ho le prove, eh. La mia tesi è inconfutabile.
Noi siamo ancora qui in carne ed ossa. Certo, alcuni son più carne che ossa, altri più ossa che carne e altri ancora né carne né pesce, ma inutile perdersi in sottigliezze e dettagli, qui i fatti parlano chiaro!
Niente latinismi e usi impropri di prime o terze persone!
Caro Nostradamus, il nostro caro emisfero ruota ancora intorno al sole. Poche balle.
Avevamo ragione noi.
Ma noi chi? Dirai tu.
Ma noi! Noi che siamo rimasti. Che abbiamo resistito alla tentazione di farla finita. Noi che viviamo, ridiamo, mangiamo quasi solo insalate (e qui sarebbe il caso di dire Voi), abbiamo ambizioni, aspiriamo al potere aspirando acari col folletto.
Insomma noi, che ora dobbiamo ciucciarceli Noi questi anni a venire.
Chissà quante altre volte dovremo sorbirci Umberto Bossi che dagli schermi digitali delle nostre case urla – Ce l’ho duro – per poi imbatterci nel quotidiano in esemplari maschili disegnati da Tim Burton, che con movenze femminili ti spiegano che tipo di lacca usano per tenere in piedi il ciuffo emo e poi te lo postano anche su YouTube, facendoti un bel tutorial sul trucco.
Eh si, qua ce l’han tutti duro eh.
Duro e resistente. Noi che siamo rimasti, siamo più elettrici della resistenza elettrica, non c’è che dire.
Nessuno di questi emi, scommetto, ascolterebbe più suo nonno parlare di quegli anni. Quelli dal ’43 al ’45.
Il 25 aprile di quest’anno i nipoti di molti ex-partigiani trascorrerranno interi pomeriggi a gareggiare sulle acconciature migliori oppure postando foto cool su Facebook.
I loro nonni si rivolteranno nelle tombe o sbufferanno negli ospizi domandandosi se poi ne valeva la pena, di sacrificarsi per questa nuova “ingrata” generazione.
La signora Elina, secondo me, mica l’avrebbe immaginato, quando la figlia Doriana aspettava in pancia Alessandro.
Sembrava tanto un caro ragazzo.
Quando era nella culla lui lei sorrideva sempre e lei sperava nel futuro.
Quando Alessandro aveva poco più di 5 anni, era soprattutto lei a portarlo a spasso e quando lui pranzava a casa sua, Elina gli cucinava i tortellini in brodo per poi lasciargli sfogliare un vecchio album di foto parlandogli del nonno Oreste.
Gli spiegava per bene di come quest’uomo, che ora tanto le mancava, fosse stato eroico e avesse combattuto senza sosta contro l’attacco dei tedeschi.
Lei stessa aveva partecipato attivamente ai gruppi di Difesa della donna assieme ad altre 70 mila donne per combattere le torture dei nazisti.
Successe poi che il padre di Alessandro non volle più farlo pranzare a casa di Elina.
Quest’uomo, che era apparso in un primo momento come una persona premurosa e presente, si rivelò invece col tempo un frustrato represso con sindrome di superiorità.
Improvvisamente Alessandro, seguendo gli “insegnamenti” del padre, iniziò a raparsi a zero, a non salutare più la nonna per strada e si tatuò persino una svastica.
Cominciò a compiere atti vandalici e farsi scherzi notturni ad Elina perdendo totalmente il rispetto per quella donna che l’aveva accudito.

Iniziò a votare Lega Nord, a bruciare le foto di lui da piccolo con la nonna.
Successe poi che il 25 aprile dello scorso anno andò da Elina e la picchiò per derubarla.
La donna perse la vita di lì a pochi giorni, in seguito a un infarto.
Soffriva di cuore.

Il ragazzo finì in galera scontando qualche mese di penitenza.
Ora Alessandro è operaio in una catena di montaggio.
Il padre ha lasciato la madre Doriana partendo con una giovane russa senza neanche mai fare una telefonata per il suo compleanno.
Lavora 8 ore al giorno, sfruttato dal padrone.
Non ha amici e nessuna ragazza si interessa a lui.
Ogni tanto ricorda il volto di Elina e le sue parole – Non sai quanto vale la libertà.
Se l’avesse ascoltata, ora avrebbe un’istruzione e potrebbe aspirare ad essere un uomo libero, invece si ritrova schiavo delle sue stesse ideologie e vittima di un senso di colpa che mai lo abbandonerà.
Ora io vorrei proprio domandare al mio vicino di casa, si, quello pazzo, quello che urla tutto il giorno Vai a lavorare, Sei una bestia, Terùn, etc.
Ecco gli vorrei proprio chiedere: ma lei la conosce la storia di Alessandro? E soprattutto ma lei ci va a lavorare che urla tutto il giorno e la musica le dà fastidio?
Non è che per caso lei è solo un po’ frustrato e non sopporta la mia libertà?
Ad alcuni la libertà dà fastidio, c’è poco da fare.
Eppure mentre gli emiliani doc inveiscono contro la gente della “bassa Italia”… dovrebbero saperlo che non lontano da qui, c’è stato il fascismo.

Oltre a fare le visite guidate nei campi di concentramento di Fossoli, ma la gente ogni tanto si sofferma a riflettere?
Si, ok, non va più di moda.
Si, ok, se la gente avesse un pensiero autonomo di certo il Berlusca non sarebbe ai vertici del potere.
Ma dico, almeno, lo sapete che mentre voi inveite coi vostri accenti milanesi contro i terùn, definendoli trogloditi, primitivi o quant’altro… i maggiori intellettuali, pensatori e artisti provengono dal meridione?
Ma voi lo sapete che vi chiamavano polentoni e contadini?
Siamo nel duemiladieci, accidenti.
Il mondo non è finito.
Noi siamo ancora qua.
Resistiamo.
Siamo carne che cammina, occhi vuoti persi nei tempi morti di un’esistenza poco cinematografica, siamo carne che aspira a diventare ossa, programmiamo le vacanze, abbiamo la settimana organizzata, desideriamo far parte dell’élite.
E ci scagliamo contro i nostri simili.
Homo homini lupus, che non siamo altro.
Moderni Hannibal Lecter, apparentemente innocenti, nemmeno ce ne accorgiamo.
Eh, caro Nostradamus. – Di che cosa? – domanderesti tu.
Non ci accorgiamo che per ogni Elina morta d’infarto, c’è un Alessandro che muore di stupidità.
Non ci accorgiamo che per ogni uomo adulto e vaccinato che si scaglia contro i terùn c’è un partigiano che è morto invano, c’è la giustizia che viene meno, c’è il diritto alla vita calpestato e umiliato.

Non ci accorgiamo che il mondo finisce ogni volta.
– Ogni volta quando? – domanderesti tu.
Ogni volta che dimentichiamo.
Chi eravamo, chi siamo e chi saremo.

25 Aprile 1945

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.

Pietro Calamandrei

[Cute is my way of life]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

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