Buon ricordo

di Federico Legge “piesio”

La Resistenza è una di quelle cose che non puoi non saperla, non puoi non sapere la Resistenza. A scuola la insegnano, se ti va bene, a me l’hanno insegnata molto di fretta perché eravamo indietro col programma. Ma non può essere una scusa questa, per non sapere la Resistenza. Bisogna informarsi, perché è il fondamento della nostra democrazia e della nostra Costituzione.

Per chi ha un padre o un nonno che è stato partigiano, è più facile saperla la Resistenza, carpire segreti e piccoli segni, cogliere la paura, la tristezza, l’orgoglio, la malinconia negli occhi di chi racconta. Avevo un nonno che la guerra l’ha vista di sfuggita, ma lui non parlava mai della guerra, so che tornò a piedi dalla Jugoslavia, penso abbia ricordi dolorosi e poi lui non aveva lo spirito per raccontare di queste cose. Per cui non ho aneddoti da raccontarvi, mi dispiace.

Da abruzzese una delle cose di cui senti parlare riguardo la guerra è la Brigata Maiella, l’unica formazione partigiana che ricevette la Medaglia d’Oro al Valore Militare e che collaborò a liberare paesi e paesini abruzzesi e unì i propri sforzi all’esercito alleato per liberare le città del centro e del nord, ad esempio Bologna dove la Brigata Maiella entrò per prima nella città liberata il 21 aprile. Quello che mi stupisce di più leggendo le storie di questi uomini che la Storia l’hanno fatta, è che erano giovani. Domenico Troilo aveva 23 anni quando ricoprì il ruolo di Vicecomandante della Brigata Maiella. Un ragazzo che fu protagonista di diverse azioni eroiche e che non si ritirò neanche quando fu ferito in battaglia.

Quando penso a questo, con un po’ di amarezza e un po’ anche banalmente, ho proprio la sensazione che ragazzi così non ce ne sono molti in giro, oggi. Io non ne vedo. Commisero errori? Uccisero uomini disarmati? Molti oggi prendono le distanze dalle azioni partigiane, e molti scrivono libri per denunciarne gli eccessi. Ma si accumulò rabbia, tensione, voglia di rivalsa. Si era in guerra. Ma la forza di volontà, la ricerca della libertà collettiva al di sopra di quella personale? Dello spirito di sacrificio, della voglia di non lasciarsi andare e di abbassare la testa, di questo non ci dovremmo ricordare?

Non siamo più abituati, per fortuna, ad essere un paese occupato. E col tempo dalle mie parti si è anche un po’ persa l’abitudine di sedersi attorno al camino ad ascoltare storie di persone comuni durante la guerra.

Ma noi siamo davvero i loro figli, i loro nipoti? Non che sia tutto da buttare, oggi, non voglio generalizzare. Ma è vero che nel tempo è arrivato il benessere, e ci siamo arroccati sui nostri privilegi non sudati, non conquistati, dati sempre per scontati. Ci siamo abituati a questo modo di vivere e nel bel mezzo di una crisi economica sentiamo questi privilegi in pericolo, e passiamo il tempo a lamentarci. E poi ci facciamo prendere in giro dalle facce di gomma della politica e della tv, che abbiamo permesso che diventassero la stessa cosa.

Noi che la Costituzione non è poi così intoccabile, noi che conta sempre prima non rimetterci, poi si vedrà.

Noi ragazzi siamo diventati più egoisti, un po’ tutti, e anche meno attenti a quel che succede. Capire chi sono oggi i nemici della democrazia non è facile come allora, si nascondono sotto la piega delle carte, immersi nei testi dei decreti, nella burocrazia, nelle parole del politichese usate ad arte, nell’abitudine a calpestare certi diritti, i nemici siamo noi stessi quando non teniamo gli occhi aperti.

Eppure rispetto a 65 anni fa dovremmo essere mediamente più istruiti, e conoscere meglio la Storia. Conoscerla e tenerla a fianco, studiarla e ricordarla.

Buon ricordo a tutti.

[Fatico @ capire]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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