Forse un dì sapremo quello che vuol dire affogare nel sangue con l’umanità

di Gaetano Vergara “aitan”

Non chiedermi chi sono né se mi hai conosciuto,
i sogni che mi hanno creato cresceranno
anche quando non ci sarò più.

Bello, biondo e di gentile aspetto era il giovane (gli eroi son tutti giovani e belli). Lo vediamo che si addentra nella notte con la lettera nascosta nella camicia, tra l’ombelico e il petto, il lembo superiore del foglio all’altezza del cuore.

Corri forte, corri ragazzo, la storia viaggia insieme a te.
Corri forte, corri ragazzo, quella lettera è la tua vita e tutta la vita la tua missione.
Corri forte, corri ragazzo, non lasciare che i fottuti tedeschi ti prendano o che quei maledetti gerarchi dei miei coglioni possano fare uno straccio di te.
Corri forte, corri forte e canta con la gente che non vuol morire.
Chi non vuole chinare la testa, ti seguirà domani sulla strada dei monti.

E corre, corre il ragazzo tra le fronde e gli arbusti e canta; corre, corre il ragazzo tra i pini e gli eucalipti dagli alti fusti e canta, canta ancora. Corre, corre tra gufi, civette e immagini di morte che non vogliono andar via e lui canta, canta forte per spaventare la paura. Canta, canta nel buio di una notte senza luna e corre, corre come fosse la cosa più importante.
Porta di tanto in tanto la mano al petto, il ragazzo, e controlla che la lettera non gli sia scivolata via dalla camicia. É una questione di vita o di morte. Di morte, di morte.
Tutto il bene del mondo oltre il ponte. Tutto il male gli si para di fronte.

Corre il ragazzo, come il sole nella notte, corre, corre come fosse la cosa più importante e correndo non smette di cantare, anche se ha il fiato in gola e tutt’intorno fischia il vento e infuria la bufera.
Per un attimo, un attimo solo, si ferma e pensa che è tutta una follia, pensa alle cosce di Maria; solo un attimo e uno sparo colora di sangue il buio.
(La polvere, il sangue, le mosche e l’odore, per strada, fra i campi, la gente che muore, e tu, tu la chiami guerra e non sai che cos’è, e tu, tu la chiami guerra e non ti spieghi perché.)

Il terzo colpo arriva giusto al cuore, trapassa la camicia, la lettera e la carne che palpita di dolore. Il terzo colpo arriva giusto al cuore e passa via dal suo corpo come il vento tra le fronde e i fori dei muri. Le parole si macchiano di rosso. Il corpo cade come cade una pera dal ramo, la mano posata su un fiore. E questo è il fiore del partigiano, morto per libertà.

Ora giaci senza respiro dentro a un cespuglio di biancospino mentre sul mare vanno le barche in cui ti cullavi quando eri bambino. Sangue sulle foglie e sangue alle radici, ecco il frutto che i corvi strapperanno, che la pioggia raccoglierà, che il vento porterà via, che il sole farà marcire, che gli alberi lasceranno cadere.

Ricordate i morti, ma ricordateli vivi.
Ricordate i morti, ma ricordateli vivi.
Ricordate i morti, ma ricordateli vivi.
Ricordate i morti, ma ricordateli vivi.
Ricordate i morti, ma ricordateli vivi.

[aitanblog]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

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