Una mattina mi son svegliato

di Azael “Massimo Santamicone”

Una mattina mi son svegliato e ho ascoltato la liturgia della pacificazione, mi son svegliato, una mattina, e ho pensato a questa pace , a questa concordia, a questa riconciliazione. Mi son svegliato e ho visto dei signori uscire dalla chiesa alle 11 di mattina e avere sotto braccio un fucile a canne mozze, a forma di borsello. Quella mattina mi son svegliato e ho visto persone fare la fila davanti al tribunale per vedere uscire l’imputato, per vedersi vedere l’imputato. E la legge del “chi avrebbe potuto immaginarlo” con lui. Ho visto, una mattina, appena alzato, buttar via parole come fossero bucce di banana, e dire democrazia per intendere la legge del “comunque” e dire noi per significare proprio “noi”. E basta. Una mattina mi son svegliato e ho trovato preti assolti con un ave maria. Assolti dall’aver violentato anche quel che resta di un cristo da sagrestia. Un cristo ingrassato come un maiale.

Mi son svegliato e ho visto squadre di ragazzi passeggiare felici con i loro vestiti firmati, ho visto quei ragazzi grattarsi proprio all’altezza di quelle firme, marchiate sulla loro pelle di vacche. Una mattina mi son svegliato e ho trovato centinaia di morti sulle strade, ho sentito maledire le strade e i morti stessi, dall’autoradio di una porsche. Mi son svegliato, una mattina, e ho visto un milione di persone alle frontiere, e un contadino sudato rinforzare lo steccato del pollaio. Ho visto anche tante persone per bene quella mattina, in attesa del pranzo della domenica, passeggiare nei viali del peggiore dei mondi possibili. Una mattina mi son svegliato e ho trovato i malati bestemmiare la morte, e non la vita. Mi son svegliato e ho pensato si trattasse di un giorno come gli altri, e invece era la liberazione. Libertà dal fascismo e dal nazismo, libertà dalla gente e dalla loro stupidità. E dai sorrisi a mezza bocca.

Mi son svegliato e si festeggiava la liberazione, qualcuno era d’accordo, qualcuno no, ma tutti erano lì a considerare la bellezza di quella giornata di sole, ormai si poteva uscire anche solo con la camicia. Una mattina mi son svegliato e ho visto anziani ricordare quei giorni di guerra e di sangue e poi voltarsi per trovare il pacco da centomila euro. Ho visto la distrazione della storia e il compromesso dell’eccezione, la crudeltà del buon senso e l’inutilità di ogni pur minima forma di parziale felicità. Una mattina mi son svegliato e ho sentito parlare di riconciliazione, di Stato e di benessere. Di vittime o di carnefici, mai di entrambi. Ho visto la natura umana e tutto lo schifo che contiene. Ho visto gente commossa ascoltare i racconti dei morti, asciugandosi le lacrime con la pelle di quei morti. Ho sentito di uguaglianza di fronte alla morte, e di disuguaglianza di fronte alla vita.

Una mattina mi son svegliato e sono andato a pisciare. Il rumore di quella liberazione, goccia a goccia sul fondo, non era un bel rumore e puzzava di piscio.
Perché quella mattina io mi son svegliato. E ho trovato l’invasor.

[Azael]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

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