La Gina

di Francesco Laviano “pensieri spettinati”

La Gina era pazza, o almeno han detto così poi dopo, alla fine della guerra, se mai è finita, quella guerra.
Sono una donna e io, come donna, non so cosa fare, andava ripetendo; sempre la stessa frase, eppure di cose ne aveva fatte la Gina, durante quella guerra che era appena finita, se mai era finita davvero. Ha un guasto della parola, avevano detto, ma non era la parola ad essere guasta.
Le donne, durante la resistenza, di cose ne avevano fatte, e così anche la Gina, e quelle cose le avevano fatte in un mondo inospitale e nemico, e nonostante quel mondo inospitale e nemico le donne partigiane sono state infermiere, staffette, informatrici.
E la Gina, lei, era stata, quasi per caso, una staffetta partigiana.
All’inizio portava viveri e indumenti e notizie da casa, a volte anche informazioni sui movimenti del nemico. Poi, quando questo lavoro che era nato spontaneo è stato organizzato, si è specializzata nel far la spola tra i centri abitati e i comandi delle unità partigiane.
Se c’era un ferito da nascondere, e gli altri del suo gruppo non potevano aspettarlo, rimaneva lei a vegliarlo, a prestargli le cure necessarie, a cercargli il medico, a organizzare il suo ricovero in clinica.
E no, non le pesava, sentiva di star facendo qualcosa di importante, in un mondo che era un mondo inospitale e nemico; solo, un giorno, ha iniziato ad aver paura, dicevano che la guerra stava finendo, ma non sembrava, Giusto ieri han preso la Silvia, dicevano, Chissà dove l’han portata, dicevano poi dopo.
Qualche giorno dopo han preso anche lei, la Gina, nessuno sa dove l’han portata, né come abbia fatto a scappare, si sa solo che aveva quel guasto della parola, quando poi è tornata, e quando è tornata, lei e il suo guasto, han preso ad avere paura anche i suoi parenti, Cosa possiam fare?, dicevano.
Grande amico del padre della Gina era il buon Carneluti, il calzolaio, lo riconoscevi dalle mani, che erano enormi, e anche dai piedi, enormi anche loro. Veniva dalla città, ma si era fatto la casa al paese e li aveva ospitati, in quei giorni, gli ultimi giorni di guerra, se poi si può dir finita, quella guerra, aveva ospitato il padre della Gina, la madre e anche lei.
La mattina si alzava presto, faceva un giro, poi, mentre loro dormivano ancora, preparava il caffè, lui aveva questa mania che quando c’erano ospiti doveva sempre preparar dei caffè, anche se in quei tempi ce n’era poco, di caffè, lui non poteva farne a meno, quando gli altri si svegliavano era già lì pronto il caffè. La moglie, l’unica cosa che diceva, Lui è fatto così.
Ed è in questo modo che a casa del buon Carneluti la Gina è stata salvata dall’esser morta.

(a Ondina Peteani)

[8:49 pm]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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