Paracadute

di Chiara Tizian “chiaratiz”

Che peccato, tutti questi metri di seta piovuti dal cielo e non poterli usare. L’avresti mai detto che era così grande, un paracadute? Io, no. Grande e di seta pura, chiuso in questo cassetto da mesi, nascosto da sguardi indiscreti. Bello, sarebbe, poterci fare un vestitino per la Carla e l’Ornella, da andarci a messa la domenica, e una camicetta per me, come quella che avevo al matrimonio della Bella, che poi coi figli mi sono ingrossata, mi stava stretta e ho dovuto darla via: mi piaceva tanto, quella camicetta, elegante.

Fuori da questa casa lo sanno in pochi, del paracadute, figurati cosa succederebbe se girasse la voce, che in casa del Podestà nascondono un paracadute e anche un paracadutista. Qua è tutto un gioco di equilibrio, col viavai di tedeschi che vengono in negozio, e meglio essere gentili, che non gli venga in mente di mettere il naso dentro: il ragazzo è nascosto bene ma quelli se vengono a curiosare poi è la volta che dan fuoco alla casa, anche con tutti noi dentro. Per fortuna che ci sono i bambini che almeno gli fanno compagnia, al ragazzo. Tanti mesi chiuso dentro, alla sua età è dura: mette il naso fuori ogni tanto per ricordarsi l’odore dell’aria, ma solo col buio. Quasi come essere in prigione. Ma gli è andata bene, di finire proprio qua, col paracadute: in paese son brava gente, quando i tedeschi gli hanno abbattuto l’aereo l’hanno portato da noi, ché non ci pensano mica, i tedeschi, che in casa del Podestà son tutti partigiani. Qua in paese non lo lasciamo, un ragazzo, in mano ai tedeschi, che è gente che non ha pietà.

Loro pensano che sono gli uomini a far la guerra, ma qua in paese son le donne, che lasciano i bambini ai vecchi quando serve una staffetta. La guerra più strana la facciamo noi che non siamo soldati, e i nostri uomini stanno in un altro esercito. Loro pensano che siamo qua a piangere i nostri morti e invece lavoriamo perché la guerra finisca presto. E che finisca giusta.Una cosa dura, la guerra: la nostra e la loro. Non penso mai alla guerra, quando il paracadute lo sento liscio tra le mani: penso a quello che viene dopo. Ci vuole un pensiero pulito, fresco, per il dopo: ho già in mente i modelli per i vestiti alle bambine, che quando la guerra è finita si potrà andare in giro senza nascondersi, coi vestiti nuovi in seta pura gialla; e il ragazzo allora sarà tornato a casa sua, lontano, speriamo che ogni tanto pensi a noi, vestite tutte di paracadute.

[In the mood of writing]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

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