Mundial

di Ludovica Anselmo “pattymeet”

Cena di famiglia stasera.
Mia madre ha spalancato la porta mentre mi stavo vestendo -Non ci provare, tu devi venire. Ci siamo capiti?
La faccia tirata di chi sa che dovrà faticare a convincermi.
Nonna. Compleanno.
Ogni anno la solita storia.
Solo che stasera no, stasera è impossibile, gioca l’Italia. Questo è un evento che non si può davvero perdere, mamma.
Non ha voluto sentire ragioni, ha sgranato gli occhi e m’ha gridato con espressione drammatica -Iddiosantissimo! Sono novantatré.
Non ci siamo.
Io e mia madre non riusciamo proprio a capirci quando si tratta di pallone; lei non vede come mai dovrei farmene una malattia, del resto ha mio padre come esempio di rettitudine che preferisce il nuoto.
Uno strazio, insomma.
Così ho lasciato perdere, mi sono infilato la maglia azzurra sotto la felpa Dutch, sciarpa e cappello li ho nascosti in borsa, così appena spegniamo le candeline sono pronto a schizzare via.
Questo genere di compleanni, si sa, ti toccano una volta l’anno. Abbiamo tutti un vecchio da celebrare alla grande perché potrebbe essere l’ultima volta.
In genere l’idea che, più che una festa sia una specie di funerale anticipato, mi mette così tristezza che sto tutta la sera a tenere compagnia alla nonna mentre gli altri, dopo averle riempito la scodella di broda, giocano a mercante in fiera. Sono un tipo sensibile io.
Ma stasera temo non sarà possibile e la nonna resterà da sola a fissare il vuoto davanti alla finestra.
Non posso arrivare tardi, capite.
C’è l’Italia, forza Italia campioni del mondo, distruggiamoli! Vai Buffon non mollare, dài, grande Buffon!
Nonna ha gli occhi blu lattiginosi e sono anni che non capisce più niente.
Ogni volta che mi vede mi fa -Vittorio!
-No nonna, Jacopo. Non mi riconosci?
Ma lei non sta a sentire, fa spallucce e s’infila in bocca la caramella mielementa che le piace tanto.
E siccome da giovane erano poveri, finirla tutta in una volta è peccato: te la succhia per un po’ e poi la rincarta per dopo.
-Nonna che schifo! Pigliane un’altra, non siamo mica morti di fame!
Mia cugina non fa che urlarle addosso, non la sopporto, le darei volentieri un bel ceffone, così impara a parlare con rispetto ai vecchi.
Comunque ha un bel culo e allora poi lascio stare.

Alle sette siamo tutti intorno al tavolo, mangiamo presto ché nonna ha fame.
Ottimo, così è sicuro che alle dieci sono in piazza Cavour. E comunque non sarebbe la prima volta che a casa mia già alle nove se ne stanno tutti con le panze di fuori a ruttare davanti a Panariello.
Tranne la nonna che dopo cena si sveglia e le vien voglia di parlare.
Se ti punta con i suoi occhi cerulei e per sbaglio incrocia la traiettoria del tuo sguardo, è finita.
Resti bloccato per ore.
Ecco, stasera quello è il momento da evitare, per cui cammino felpato e m’appiattisco agli angoli della stanza. Forse non si accorge di me.

-Vittorio!
Come non detto.
-No nonna sono Jacopo.
-E Vittorio?
Eh. Vittorio non c’è più, ma meglio non ricordarglielo.
A volte mia cugina le grida -Nonna è morto! Mor-to!
Lo dicevo io che è una stronza. La nonna comunque se ne frega e succhia la caramella mielementa.

Le dieci meno un quarto, porca miseria, la partita inizia tra mezz’ora. Devo sbrigarmi.
Come previsto la digestione li ha fiaccati, sono tutti troppo stanchi per replicare alla mia uscita di scena.
Tutti tranne la nonna, che gira il collo a trecento gradi e mi saluta -Ciao Vittorio, ciao. Ci vediamo domani sera.
E allora, ecco, anche se è drammaticamente tardi, mi avvicino a darle un bacio, la sua pelle odora di mela cotta ed io assomiglio tanto al suo Vittorio, che un regalo di compleanno almeno voglio farglielo.
E me la immagino, ancora giovane e -così dicono- bellissima mentre di notte, anche d’inverno con la neve alta e dieci gradi sottozero, scappava di nascosto di casa che suo padre proprio non lo sopportava questo Vittorio -anche se con nonna erano sposati e tutto.
E anzi, lui sperava che il genero ci morisse su quelle montagne -traditore della patria e senza senno, a mettere in pericolo la povera figliola incinta! Un uomo non abbandona la sua famiglia, mai.
I fascisti andavano a casa loro, un giorno sì ed uno no, e gli dicevano, picchiettando le mani sul tavolo, a padre e figlia, -Franco, dove sta Vittorio?
E poi guardavano le gambe della nonna, giovane e ancora bella, e facevano capire che era meglio se quella donna indisciplinata collaborava.
Nonno alzava le braccia al cielo e malediceva quel suo genero scriteriato e comunista.
-Meglio se ce lo dici tu che altrimenti poi.
E nonna giurava che no, che erano mesi che non vedeva Vittorio.

-Nonna, stasera c’è la partita.
Sorride.
-Bravo bravo.

E ogni volta, allora, suo padre per farli calmare, i fascisti, gli faceva il saluto e gli regalava sempre due sacchi di grano perché chiudessero un occhio sulla figlia sua disgraziata. Che l’amore rende folli, diceva.
Ma Vittorio non moriva e resisteva su quelle montagne alte e gelide intorno a casa sua.
E nonna di notte, in vestaglia e con la pancia di sei mesi, usciva di nascosto e gli portava da mangiare e rubava al padre i bossoli per sparare ai cinghiali.
Poi una sera i fascisti, che non erano scemi per niente, l’han seguita e così hanno scoperto la capanna dove si nascondevano tutti i traditori. E allora poi sì, Vittorio è morto.

-Nonna, stasera devo proprio scappare.
Mia madre, dal fondo della poltrona, scuote la testa con la sua espressione da figlio mio, così mi deludi.
Nonna riprende la caramella e mi sorride.
-Allora Vittorio, come stai?
Ma percarità, stasera non si può. Stasera devo tenere a bada questa sua romantica arteriosclerosi.
La lascio accanto alla finestra a guardare di fuori, caso mai arrivassero i fascisti.
Scappo che è tardi, ormai di sicuro sono l’ultimo.
M’avvicino correndo e sento l’inno. Ci siamo.
Un solo grido, vincere! Braccio teso, onore alla patria. A NOI!

[GALLIVANT]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...