Zia Teresina

di Isabella Dessalvi “Isa Dex”

La mia zia Teresina è vedova, ora. È la mia zia preferita ed era sposata con un medico molto importante. Fuma il sigaro toscano e puzza come una capra sporca.
Sta in una casa che è un museo ma lei non ci bada. Cioè la sua casa è piena di cose bellissime della seconda guerra mondiale ma a lei non importa poi tanto.
L’unica cosa di cui le importa è la foto di Alfredo. Alfredo non era suo marito, era il suo amante quando lei era partigiana.
Eh sì, mia zia Teresina era diventata partigiana perché Alfredo era partigiano.

Quando scoppiò la guerra mia zia e la sua famiglia, tra cui c’era anche mia nonna, andarono andati via dalla città e si rifugiarono in montagna.
Il mio bisnonno e la sua famiglia avevano dei negozi in città ma lui non voleva mettersi la camicia nera. Non era comunista, era liberale, che non significava essere proprio progressisti.
Ma lui la camicia nera proprio no. Allora prese le figlie e il resto della tribù e andarono in montagna. Insomma erano lui, mia bisnonna 3 figlie femmine e un maschio, suo fratello, la moglie e le loro 3 figlie femmine ed un maschio.
Erano due famiglie speculari che portavano lo stesso cognome.

Cominciarono a commerciare anche in montagna. Prezzi pressoché onesti. Onesti quanto possono essere i prezzi fatti da un commerciante in tempo di guerra insomma.
La zia Teresina guidava un camion enorme e si spostava tra i paesi della montagna. Ovviamente non aveva la patente. Andava in giro anche sotto qualche bombardamento (dice lei) e si fermava nelle piazze a vendere i pezzi di stoffa.
Un giorno fu avvicinata da un bel tipo, alto e grosso, che le disse che vendeva la stoffa a prezzi troppo alti. Insomma ne nacque una bella baruffa.

La sera vennero dei partigiani a prendere il camion, la stoffa e la zia Teresina.
Alla mattina lei vide quel bel tipo alto e grosso e lui le spiegò che erano partigiani e che lei si era messa in un bel casino.
In quei paesini di montagna lì lo sapevano tutti che c’erano i partigiani ed erano i figli, i fratelli, i nipoti della gente che viveva dentro il paese, per cui venivano aiutati da tutti.
C’erano anche una o due mosche bianche che parteggiavano per i “fassisti” ma venivano arginati velocemente.

Insomma mia zia sarebbe voluta tornare a casa, quando vide Alfredo.
Alfredo era il cugino di quel bel tipo alto e grosso e dalla foto che la zia ha sempre tenuto nel suo secretaire secondo me assomigliava a Gramsci.
Era piccolo e con gli occhiali, cagionevole ma tutti lo ascoltavano.
E mia zia si innamorò, gli disse: sì prendetevi tutte le stoffe e doniamole al popolo. Fece un corso accelerato di comunismo per amore e rimase lì con loro fino alla fine della guerra.

Mandava dei messaggi ai genitori e a mia nonna che era sempre preoccupata.

Quando finì la guerra i suoi tornarono in città e lei andò per salutarli e per tornare da Alfredo. Alfredo invece una volta finita la guerra sparì. Non si è mai saputo che fine abbia fatto.

La zia mi raccontava che lui le diceva sempre che lei era troppo per lui e che finita la guerra non avrebbero avuto niente in comune. Un animo nobile.
Mia nonna diceva che Alfredo era sposato al paese e che quindi non poteva proprio farci niente.

A me però piace di più la prima versione.

[Il Punto di Merda]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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