Non ricordo episodi o facce di Resistenza

di Alfredo Perry “Alfredo Perry”

Non ricordo episodi o facce di resistenza, ma case di resistenza.
Ad esempio quella dei miei vicini di casa, i Raimondi: una moglie casalinga e tre figli che vivevano con lo stipendio del padre, che faceva un lavoro assurdo, inconsueto, il riparatore di videogames, quelli delle sale giochi, da duecento lire a partita, prima che i gettoni vincessero la rivoluzione, conquistando gli autolavaggi, le lavanderie e i videogiochi appunto. Vivevano in una casa di due piani, solo quello terra finito, il primo solo pilastri e poi il tetto. Piena di gatti, piena di un odore stantio dolciastro che solo i divani di scarsa qualità sanno dare, una stufa a centro cucina, alimentata rigorosamente dagli scarti delle falegnamerie, una catasta cubista che di cubismo non aveva un cazzo.
Un lavoro estremo saldare con lo stagno le schede elettroniche, in un paese senza resistenza, ma soprattutto senza sei-due-sei, e quando li andavo a trovare ancora non riuscivo a capire perché ammirasse le BR, poi col tempo lo intuii, ma ormai era troppo tardi, cadeva il muro e Occhetto rompeva i coglioni.
Ma non era poi tutto così triste e miserabile, anzi, la vita gli regalava anche momenti gradevoli; ad esempio il culo di beccarsi il morbo di Parkinson, che gli fece accelerare l’evoluzione del tumore che aveva dentro, rendendolo operabile, naturalmente lontano da casa e a debiti, ma lo salvò: brindarono con grossi fasti, trasformando la loro cucina in ministero dell’Interno, in quella che ricordano ancora, dopo tanti anni come la “serata Borghese”.
Poi vennero i ladri, tre volte, tre fottute volte… e che cazzo! D’accordo che perseverare è diabolico… Non potevano certo permettersi un allarme, anche perché costava più della somma di tutti i loro averi, e fu allora che il diploma di perito elettrico si fece sentire: con estrema naturalezza lui attaccò la 220 volt alle finestre, strappò dai tralicci qualche cartello di Pericolo Alta Tensione e li attaccò ai muri esterni della casa. Chiamò il maresciallo dei carabinieri, comunicandogli con dovizia l’installazione del suo sistema d’allarme, e la completa volontà di costituirsi e farsi trent’anni di galera, ma li voleva vedere stecchiti alle sue finestre, e lui, il maresciallo non doveva rompergli il cazzo. Non lo ha mai confessato, perché un compagno ha orgoglio, ma in paese girava più di una voce che il terzo gruppo di ladri gli aveva lasciato diecimila lire sul tavolo.
Poi vennero i go-kart e l’esaurimento nervoso: gli costruirono a cento metri dalla camera da letto una pista di karting, in perfetta linea acustica con una curva a gomito; quinta quarta terza seconda, sgommata, poi di nuovo terza quarta quinta. Un circuito importante, del campionato italiano, che ogni domenica mattina dava il via ad una gara importante, con tanti partecipanti e con i motori brillanti fino al tramonto. Lui si incazzò, la tiritera delle denunce non l’ho mai capita, eppure me l’ha raccontata tantissime volte con le vene del collo che gli pulsavano, so solo che il sindaco e gli assessori del paese, quando lo vedevano si buttavano nella prima trincea che trovavano; si racconta del sindaco che passando in macchina e vedendolo passeggiare a bordo strada nella sua direzione opposta, si buttò con la macchina in una cunetta…
Non ricordo di episodi e facce di resistenza, ma di case di resistenza.

[in_da_blog]

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
Questa voce è stata pubblicata in ebook 2010. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...