La seconda volta, che poi era come la prima

di Luca Zirondoli “carlo dulinizo”

La settimana scorsa è successa una cosa strana, emozionante, un po’ magica.
Parto dall’inizio. Era caldo. Il primo vero caldo dell’estate. Ed era pomeriggio. Il vero caldo, quello insopportabile è di pomeriggio. Chiedete in giro. Viaggiavo verso un posto vicino a Bologna ma non proprio Bologna, o forse già Bologna senza darlo a vedere, prima uscita della tangenziale direzione Borgo Panigale, Parco di Viale Togliatti. Con me un po’ di fogli A4 in una busta e un appunto col numero di telefono di P. Azzurro, numero che non avevo mai usato. Lo consideravo un numero d’emergenza.

Intanto che arrivavo sul posto mi rigiravo la breve cronistoria per giungere a quel momento: 6 mail in tutto, forse 7. S., la mia signorina, leggendo il Manifesto mi segnala il Festival Sociale delle Culture Antifasciste di Bologna. Mi dice: Dai, provate, magari stavolta leggete tutti, leggete anche voi (perché il 24 Aprile giustamente ha letto chi aveva fatto chilometri per esserci). Ci provo, li informo che abbiamo per le mani un ebook grandioso, strabello, con oltre sessanta autori geniali e che siam disponibili alla lettura pubblica, gratis. P. Azzurro, in completa fiducia, non ci pensa su molto, mi chiede se venerdì 4 giugno va bene, 19:00-21:00, cosa ne pensiamo? Rapido consulto con Many che consulta la blogosfera. Si può fare. Ok andata. Io e P. Azzurro non ci siamo mai visti, non ci vedremo nemmeno dopo ma è già tutto ok. Unica raccomandazione, no strumenti musicali amplificati, solo acustici. Potrebbero disturbare i dibattiti. Risolveremo brillantemente.

Il luogo del festival è un parco di erba e fieno già bruciati dal sole a due millimetri da uno stradone a quattro corsie. Dalla parte in cui entro vedo spuntare diverse tende da 2, 3 posti: posso solo immaginare il calore lì dentro. Sono le 17:30, Cate e Many arrivano più tardi. Many lavora e poi passa a prendere la Cate, ma intanto io devo perlustrare, rassicurarmi e accogliere i primi arrivi. Comincio a notare uno, due, tre, quattro, cinque cani rincorrersi. Gente stravaccata. Quelli in piedi son cotti dal sole e dalle birrette. Tutti vestiti di nero, tutti. Creste e crestine, dread, tattoo e piercing. Dibattiti su Kropotkin e sulle esperienze libertarie in Turchia tradotte dall’inglese. Sono arrivato, ho fatto centro. Mi oriento e scopro pure dove faremo il reading: nel posto più lontano dai dibattiti ovviamente, agli antipodi, cinquanta metri circa, su una bella collinetta. Mi premio subito con una birretta ghiacciata e allungo lo sguardo. Lo sfondo è la chiesa di San Luca col suo bel colonnato in evidenza, i colli verdi e un cielo quasi celeste pastello. Tutto bene.

Intravedo un gruppetto anomalo da lontano. Guardo l’ora e comincio a pensare che devo trovare gli altri. Intravedo un gruppo anomalo, anomalo perché i maschi non hanno magliette nere. Mentre mi avvicino uno dei ragazzi, uno spilungo in braghe bianche e maglietta rossa, parla al cellulare e cammina un po’ nella mia direzione e poi si gira. Leggo Semiotic Skills sulla schiena. Sono sulla buona strada. Mi avvicino e intravedo pure un gigantesco contrabbasso. Ok, sono loro. Sono Elena Marinelli, blogger e lettrice delegata da numerosi e valenti blogger, Azzurra e Michela che non scrivono ma a cui dobbiamo tutte le foto, Bicio detto Biccio il fantomatico contrabbassista che può suonare camminando, mentre il semiotic fan è Simone Rossi. Lo scrittore. L’autore di Sbriciolu(na)glio. Momenti d’emozione.

Aggiungo che per la prima volta mi son presentato fisicamente dicendo: “Sono Dulinizo” e mi ha stranito non poco.

Compare il fonico della serata, si chiama Francesco, è dell’ExMercato24, uno splendido centro sociale sorto vicino alle ceneri del fu Link. I Centri sociali sorgono e germinano vicini vicini, come le piante, almeno a Bologna. I musici spolverano gli strumenti che sono contrabbasso, appunto, e ukulele, sì sì, avete letto bene, Simone suona l’ukulele e ovviamente sono bravissimi. Biccio tira fuori un ciappino elettronico che fa un suono un po’ stridulo, tipo BEEEEEEEEEEEEEEEEEE e dice: è un La. È a volume mediobasso, non cambia, rimane costante, non sale e non scende. BEEEEEEEEEEEEEEEEE. Dice che gli han rubato troppi diapason, mentre questo no. Nessuno lo mette in dubbio. Poi niente, la stranezza di essere concreti e vicini a persone di cui hai letto qualcosa prende il sopravvento. Mi metto a disporre lo spazio per la lettura.

Il sole non cala minimamente, anzi, il bar è orientato in modo da accogliere gli ultimi raggi del sole che scompariranno a letture avviate. Arrivano Cate, Sara sua cugina, vera teenager punk rocker, e Many. Felicitazioni di chi si conosce benissimo in rete e gioisce nel trovarsi dal vivo. Poi Cate e Many recuperano le altre disperse lettrici che ci cercano tra i dibattiti: Monique, SimplyGiulia e la Paolina. Il sole non accenna a scendere ma l’ora è scattata ed è pure passata. Temporeggiamo mentre i baristi, che ancora non si fidano di quel che gli riserveremo, si dispongono all’apertura. La gente è poca, noi siamo un po’ pochi. I baristi occhieggiano dissimulando indifferenza. Si attende, si chiacchiera, confidiamo nel tempo galantuomo e nel sole che canaglia ormai è alla nostra altezza e ci acceca con l’arancione.

La strategia funziona. Arriva Maria Montalbò, arriva Camilla Tomassoni, arriva Stefano Pederzini con moglie e una bimba bellissima in braccio, arriva Francesca M. deus de Lo scrittore inesistente, arrivano semplici curiosi, arriva gente attratta dall’ininterrotto tappeto musicale del duo Biccio-Simone Rossi. Tutto è pronto, ci chiedono di partire. Introduco la serata. Monique sarà la depositaria della veridicità della scaletta, a testimonianza c’è un live blogging con tutti i nomi e i brani letti. L’improvvisazione assoluta e frikkettona prevede che ogni due o tre letture i musici ci allietino con piccole perle di De Andrè. Ma le letture vengono fatte un po’ a caso, secondo il momento, la voglia di chi deve leggere e l’anarchica cabina di regia Many-Dulinizo.

L’Elena rompe gli indugi e legge subito “Brucia la Biglia” del (se)mi(o)tico Simone Rossi. Poi da qui andrei a braccio, la scaletta sapete dove cercarla. Many sfodera un timbro da stadio che ci conquista e ci fa ridere mentre ci descrive il nonno e il bisnonno alle prese coi fasci, Maria Montalbò ci strega come se fosse una poetessa dalla nascita, L’Elena ci fa scivolare nei ricordi dolci e un po’ inquietanti della nonna, la Cate-Grushenka legge per la prima volta in pubblico uno scritto del padre, Camilla Tomassoni ci emoziona e ci stringe il cuore, Stefano Pederzini-Prudencio Indurain ci racconta la dura vita delle staffette e commemora il partigiano Bolero che liberò Bologna, Martina Raccanelli, nostra amica e attrice di professione, ci fa un favore e ci delizia con “la Gina”. Io non mi ero proprio preparato, ma gli applausi arrivano lo stesso, ormai l’atmosfera è satura di risate e note allegre. Anche al bar son davvero felici di averci lì. Monique promuove l’associazione Terremoto09 che si occupa di aiutare concretamente e sul campo i terremotati dell’Aquila e informa che l’associazione non chiede contributi ma persone che in carne e ossa vadano ad aiutare gli sfollati quest’estate anche solo per una settimana. Sforiamo l’orario. Otteniamo pure un mini bis. Ormai gli applausi si fanno sempre più insistenti e pressanti. Many chiude ringraziando tutti, tutti ringraziamo il Many e poi fine. Basta così poco a esser felici.

E mentre ci rilassiamo, ci conosciamo e ci elogiamo (meritatamente), la girandola delle prossime letture si è già messa in moto. Prossima tappa: 8 Luglio live streaming su Radio Kairos. Personalmente, però, ringrazio ancora S. la mia donzella per il consiglio e P. Azzurro… per tutto il resto.

Informazioni su il Many

(marco manicardi)
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